C'E' UN MONDO DIETRO L'USO DEL PRESERVATIVO: LINEE GUIDA DI EDUCAZIONE SESSUALE




(Immagine tratta da www.outinamerica.com)
Scrivo questo articolo in risposta ad una richiesta di una lettrice.
Cosa si nasconde nel gesto di mettersi un preservativo? Quando e come trasmettere ai nostri ragazzi la modalità di utilizzo? SexoPost@ questa settimana ha avuto bisogno di più spazio rispetto alla classica rubrica e propone un articolo su un argomento classico dell'educazione sessuale a scuola: la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale (MTS)



Gentile Dott. Antonio Dessì,

ho letto con grande interesse il suo articolo "L'educazione sessuale a scuola: mostro o opportunità?" del 7 novembre 2009. Considerata la Sua Grande esperienza in questo campo, ho una semplice domanda da sottoporLe: "E' POSSIBILE PARLARE (in Italia) DI MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI NELLA SCUOLA MEDIA INFERIORE?" incentrando il discorso sulla prevenzione Primaria?

Ritengo impossibile riuscire a fare un discorso di prevenzione contro le MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI, senza parlare dell'importanza dell'utilizzo del profilattico l'unica arma vincente contro la trasmissione ... La ringrazio anticipatamente, e Le sarei grata se mi rispondesse almeno con un si o con un no.  A presto e ancora Grazie!
R.





Cara Lettrice,

La sua domanda è molto interessante, pertanto, ho deciso di darle il giusto rilievo nel blog del mio progetto, affinché chiunque svolga una funzione educativa sulla sessualità possa iniziare a riflettere su alcuni aspetti fondamentali di questo difficile e controverso dominio del processo di crescita dei nostri ragazzi adolescenti.

Nella mia esperienza con genitori e insegnanti le domande sull’educazione sessuale dei ragazzi a scuola sono svariate ed emotivamente cariche: “quando parlarne?”; “Potrebbe traumatizzare i ragazzi?”; “Sono ancora dei bambini…”; “Il sesso ai ragazzi?? Noooo… quello è solo per adulti!!”.

Inizio a rispondere alla Sua domanda partendo dall’elemento che Lei cita come possibile giustificazione di educazione sessuale nelle scuole medie inferiori: la prevenzione primaria.

L’educazione sessuale ha bisogno di interventi di prevenzione primaria, ma etichettarla come “intervento di prevenzione primaria” rimanda la sensazione di considerarla un qualcosa da cui prenderne distanza. L’educazione sessuale è un momento fondamentale del processo di crescita e di ingresso nel mondo adulto dei nostri figli, alunni ecc… Molti problemi sessuali dell’età adulta derivano da un’educazione sessuale ricevuta caratterizzata da imbarazzo, senso di colpa, paura di parlarne, paura di chiedere, idee distorte, blocchi emotivi. La logica è quella del: "E' meglio avere un’idea distorta piuttosto che chiedere".

Un intervento di prevenzione primaria sull’educazione sessuale prevede la progettazione e realizzazione di interventi di natura sanitaria, sociale, economica ed educativa volti ad impedire che un determinato evento nocivo per la salute (nel caso della Sua domanda le malattie sessualmente trasmissibili) possa manifestarsi. Le strategie di intervento si distinguono fra prevenzione diretta, svolta direttamente sui giovani, e prevenzione indiretta, da svolgersi tramite adulti-educatori, insegnanti, sessuologi…


Le rispondo con un "si, ma con riserva" (perché non ho la possibilità di chiederLe ulteriori informazioni), e solo a patto che nel trattare l’argomento "preservativo" vengano considerate le variabili e modalità di intervento che brevemente descriverò.

Se concentriamo la nostra attenzione su un argomento specifico dell’educazione sessuale in maniera didattica (capitolo 1: il preservativo; capitolo 2: come usarlo..), molto probabilmente andremo a lavorare su un aspetto che lenisce una nostra angoscia e non quella dei ragazzi (per esempio l’angoscia che i questi possano contrarre una malattia sessualmente trasmissibile - MTS - dovuta anche all’aumento reale della loro incidenza sulla popolazione di giovani). Questo atteggiamento aiuta noi ma non i ragazzi. Con questo non intendo dire che l’educazione sessuale non passi anche attraverso la fase di informazione sull'importanza dell’utilizzo del condom, ma questo intervento non dovrebbe cadere dall’alto come una regola messa in moto dalla “paura di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile”, ma da abilità relazionali, affettive, cognitive dell'utilizzo del preservativo.

Ne consegue che non si lavora sulla paura delle MTS, ma sul creare delle competenze emotive, affettive e relazionali che portino a comportamenti orientati al benessere, nello specifico all'evitare di contrarre MTS.

L’altro elemento che Lei cita è la scuola media inferiore: le difficoltà di questa fase dello sviluppo individuale, la pre-adolescenza/adolescenza, sono legate al superamento dei compiti di sviluppo.
Le varie tappe attraversano i seguenti binari, e diverse stazioni di scambio:

1. Passaggio da uno stato di dipendenza (tipico dell’infanzia) ad uno stato di progressiva autonomia (l’età adulta);
2. Costruzione del senso di identità;
3. Intraprendere la costruzione di una relazione sentimentale;
4. Sperimentarsi nella sessualità;


Il periodo adolescenziale è il momento in cui avviene l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo, indispensabile anche in riferimento all’educazione sessuale, in quanto permette al soggetto di ragionare in termini probabilistici: il ragazzo/a può ragionare per ipotesi, considerare gli esiti di un’azione e abbozzarne le possibili conseguenze.

Insegnanti, genitori e chi si approccia ai ragazzi per un progetto di educazione sessuale (ginecologi, andrologi, sessuologi clinici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali…) ha l’obbligo di considerare una certa quota di rischio insita nel processo di crescita: è uno spazio “di gioco” (spazio transizionale) indispensabile per la costruzione dell’identità personale, e non si risponde con la paura: “METTI IL PRESERVATIVO”.
In contesti scolastici è molto frequente che davanti a progetti, interventi di educazione sessuale si attivino dibattiti molto carichi emotivamente tra colleghi, genitori ... perchè educare alla sessualità implica mettersi in contatto con la sessualità di ognuno degli interlocutori. Il sessuologo ha l'obbligo di affrontare anni di analisi individuale per poterlo fare.
Come hanno scritto i principali esponenti del modello integrato in sessuologia clinica - miei insegnanti nel periodo di formazione in sessuologia clinica - le possibili declinazioni delle condotte adolescenziali sono il risultato della combinazione degli stili appresi e selezionati durante l’età prepuberale, e successivamente in adolescenza ne verranno selezionati alcuni come privilegiati per le sfide evolutive.

Pertanto, spiegare cosa è il preservativo è sicuramente importante, ma a patto che il tutto avvenga all’interno di un processo di apprendimento che consideri tutte queste variabili.

E’ necessario che genitori, insegnanti, alunni lavorino con un’équipe multidisciplinare formata da andrologo, ginecologo e sessuologo clinico provenienti dalle scuole maggiormente aggiornate, accreditate nella formazione sessuologica e affiliate alla FISS (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica) EFS (European Federation Sexology) e WAS (World Association for Sexual Health).

L’educazione sessuale solo così diventa un percorso di crescita, unico, positivo, irripetibile e base sicura per la sessualità adulta.

La invito a contattarmi nuovamente nell'eventualità di ulteriori approfondimenti. Sono altresì disponibile ad incontrare Lei e i suoi colleghi insegnanti, qualora si manifesti il bisogno, per un seminario su queste tematiche.
La ringrazio per essersi messa in gioco con questo tema così ostico e per aver contribuito in maniera così attiva alla diffusione del modello di educazione sessuale promosso dal progetto Sessuologia Cagliari.




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LE MUTILAZIONI GENITALI: UNA FORMA DI VIOLENZA SULLE DONNE





(foto tratta dalla campagna di Amnesty International)

Nella giornata contro la violenza verso le donne, Sessuologia Cagliari Blog mette in rilievo il tema delle mutilazioni genitali femminili, una grave forma di violenza contro le donne che mira a  toglierne il piacere sessuale e spesso, a causa di "errori chirurgici" anche il piacere di poter procreare e svolgere la funzione materna. Le motivazioni culturali, igieniche, sanitarie, religiose sono solo dei perfetti mascheramenti del disprezzo e della violenza nei confronti delle donne: è una violenza mascherata da motivazioni culturali.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o ad altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in quattro tipi differenti a seconda della gravità:

  • Circoncisione o infibulazione as sunnah: è l'asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;

  • Escissione al uasat o clitoridectomia o recisione è la pratica più comune: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;

  • Infibulazione o circoncisione faraonica: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dei liquidi;

  • Il quarto tipo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili, che includono l'incisione o lo stiramento del clitoride e/o delle labbra; il raschiamento del tessuto che circonda l'orifizio vaginale (anguria cuts) o l’incisione della vagina (gishiri cuts).

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni:



  • Ragioni sessuali: soggiogare o ridurre la sessualità femminile;


  • Ragioni sociologiche: per esempio l'iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità;



  • Ragioni igieniche ed estetiche: in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e osceni;



  • Ragioni sanitarie: si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino;



  • Ragioni religiose: molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi.

La mutilazione genitale femminile è una violenza contro la ragazza o la bambina che influenzerà la sua vita futura come donna adulta. Benché questa pratica sia illegale e penalmente perseguibile in numerosi Paesi, si stima che circa 132 milioni di bambine e donne sono sottoposte a mutilazione genitale in tutto il mondo e che ogni anno almeno 2 milioni di bambine sono a rischio di mutilazione.
È noto che gli effetti fisici e psicologici di questa pratica sono spesso molto estesi, e che colpiscono in particolare la sfera sessuale e riproduttiva, la salute mentale e il benessere integrale delle donne. I principali effetti psicologici delle mutilazioni genitali femminili sono difficili da studiare, ma le testimonianze raccolte parlano di ansia, terrore, senso di umiliazione e di tradimento, che possono avere effetti a lungo termine e cronicizzarsi nel tempo. Dal punto di vista fisico, il danno inferto agli organi genitali femminili e al loro funzionamento è esteso e irreversibile.
Questi effetti persistono per tutta la vita.



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NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE




(foto tratta dalla campagna Amnesty International)
Il 25 Novembre è il giorno contro la violenza verso la donna. Sessuologia Cagliari sostiene la campagna contro la violenza sulle donne e contribuisce nei suoi ambiti di competenza a ricordare che tra le svariate forme di violenza nei confronti delle donne quella psicologica e sessuale è una violenza senza lividi fisici, ma il dolore dell'anima è forte quanto quello fisico.

La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. I dati riguardanti le violenze subite dalle donne sono agghiaccianti, soprattutto se riferiti alla società civile. La violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica è la pura violazione dei diritti umani e, talvolta, l’assenza di leggi adeguate e il silenzio sono complici di tali violazioni.

La violenza è sofferenza e umiliazione.

Capita spesso di associare la violenza con gli aspetti più truci e violenti, lo stupro, la violenza sessuale, ma tra le svariate forme di violenza nei confronti delle donne quella psicologica non ha lividi o ferite, ma si chiama violenza.  Le ferite sono nell'anima di chi subisce umiliazione, insulti, denigrazione, minacce, pedinamenti, inseguimenti; Sono tutte azioni volti a tenere in uno stato di soggezione le vittime per assumerne il controllo.
Le donne che che ne sono oggetto hanno conseguenze psicologiche gravi come ansia, paura, disturbi del sonno, anoressia, bulimia, depressione, disturbi dell'immagine di sè e della propria sessualità.
La violenza psicologica é una tortura, un vero e proprio lavaggio del cervello della vittima che perde il senso della propria autostima e delle proprie risorse interiori.

Come si fa a sopravvivere psicologicamente ad un abuso e/o violenza?

Chi viene abusato cerca di curare la propria ferita psichica attraverso un meccanismo mentale che tenta di modificare retroattivamente il corso degli eventi. Si chiama coazione a ripetere.


Questo meccanismo psichico, essenziale per la sopravvivenza mentale dell’individuo, si esprime a partire da un bisogno inconscio di rimettersi in una situazione traumatica e dolorosa anche se assurda e umiliante. Chi ha vissuto abusi e violenze continua a cercare, in virtù della coazione a ripetere, “nuovi abusi” (da un punto di vista rappresentazionale e/o affettivo con la situazione originaria) e questi possono avvenire in nuovi scenari, per esempio nel posto di lavoro, all’università, nelle amicizie, nella relazione di coppia...

E’ una condanna che l'individuo potrebbe auto-infliggersi, nell’illusione inconscia di poter cambiare quei momenti così carichi di sofferenza e dolore.
I traumi psicologici possono essere di varia natura e di diversa entità ed essere influenzati da svariate variabili. In virtù di questo, possono provocare risposte sintomatiche di diverso tipo.
Presto Sessuologia Cagliari pubblicherà degli articoli sulle principali problematiche sessuali di soggetti che hanno subito violenza e abusi.



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SESSUOLOGIA CAGLIARI FESTEGGIA 2500 CLICK!





Cari Lettori,
sono trascorsi pochi giorni dalla data di lancio del Blog Sessuologia Cagliari.
In maniera inaspettata ho registrato un elevato interesse verso i temi che ho trattato, ciò dimostrato da un sorprendente risultato: 2500 pagine visitate e 700 accessi in così breve tempo!


Ho ricevuto numerosissime mail, non solo di elogio, ma anche di richiesta di approfondimento su svariati argomenti di sessuologia clinica. Cercherò di rispondere a tutti con riflessioni, articoli, iniziative.
Ringrazio tutti per il vivo interesse dimostrato verso la mia attività: la vostra preziosa collaborazione mi è molto utile per continuare ad impegnarmi in questa entusiasmante sfida!
Sessuologia Cagliari nasce per avvicinare le persone alla conoscenza delle principali tematiche legate alla sessualità e le sue problematiche, le implicazioni psicologiche e le principali modalità di intervento individuale e di coppia. Nei prossimi giorni nuovi articoli sulla rubrica SexoPost@, e …. interessanti iniziative in programma!

Un sincero grazie a tutti, continuate a visitare il blog e se lo ritenete meritevole continuate a passare parola!


Dott. Antonio Dessì



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L’ALBERO DELLA SESSUALITA’ - SECONDA PARTE -






Sempre di più stiamo assistendo al fenomeno, mediatico e culturale in primis, che rende la sessualità meccanica, qualcosa da “aggiustare”, un oggetto o un aspetto da esibire. Questo fenomeno si ripercuote anche nelle richieste di intervento sessuologico:
“ Dottore, non riesco più ad avere un’erezione. E’ necessario il Viagra? Giusto?”

Questo è solo un esempio di una serie lunghissima di situazioni che possono presentarsi. E’ molto frequente che pensare alla sessualità e alle sue disfunzioni porti all’attivazione di uno schema di pensiero di questa tipologia, senza minimamente considerare che la sessualità va oltre i propri genitali.

Già da diverso tempo, non sono più le sole donne ad avere un disturbo del desiderio o dell’eccitazione e a viverlo in silenzio all’interno della coppia, anche i maschi sembrano particolarmente in difficoltà, alle prese con il diverso ruolo femminile più autonomo e giudicante. Oggi anche le donne hanno più esperienza in campo sessuale e risentono anche loro degli effetti culturali e mediatici in tema di sessualità: valutano le prestazioni!

Secondo le ultime statistiche dell’Istituto Internazionale di Sessuologia Clinica anche i più giovani, nella fascia dai 20-30 anni, sperimentano delle défaillance sessuali: ed ecco che si ricorre all’abuso di farmaci come il Viagra e il Cialis. E' necessario precisare che un’accurata visita medica, andrologica per gli uomini, ginecologica per le donne, è la base per iniziare a capire di più sul proprio disturbo sessuale ma, a prescindere dall’esito, può non essere sufficiente.

La scelta di considerare la sessualità in maniera meccanica porta inevitabilmente il germe per il mantenimento del disturbo, così, anche le pastiglie cessano di avere i loro effetti. Ansia, depressione, insoddisfazione nella coppia, tradimenti, incomprensioni, dipendenze da pornografia…. sono solo alcuni dei segnali che possono presentarsi.

Pertanto, nell’albero della sessualità di ciascun individuo, è bene iniziare a pensare alla sessualità come un campo di forze dove giocano il loro ruolo diverse componenti:

  • Genitalità - Con questo termine si intende sia l’anatomia, il funzionamento degli organi genitali e il rapporto sessuale (coito) sia le fasi di risposta sessuale: il piacere, l’orgasmo e tutto ciò che ne consegue o ne è correlato. La sessualità è costituita da tutto il corpo che è completamente sessuato, non soltanto dagli organi genitali!

  • Relazione con il proprio corpo – Se parliamo di maschi e femmine questa dimensione riguarda tutte le differenze corporee che esistono tra i due generi sessuali, ma nello specifico della dimensione individuale riguarda anche il modo in cui una persona vive il rapporto con il proprio corpo, se si piace e si vuol bene o meno, se ne sa ascoltare, riconoscere, accettare e gestire le sensazioni e le prestazioni. La sessualità non si ferma ai genitali e al corpo, è molto di più!


  • Componenti affettive - È il ventaglio di sentimenti e di emozioni, di gesti, sguardi, parole che esprimono ciò che si sente nei confronti di un’altra persona, e verso sé stessi. Anche l’affettività è un elemento fondamentale della propria sessualità e bisogna averne cura!


(La terza ed ultima parte dell'articolo nei prossimi giorni....)







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SexoPost@ - I sogni erotici





SexoPost@ è un servizio gratuito via mail a cura del Dr. Antonio Dessì al quale far pervenire curiosità, suggerimenti, critiche sugli argomenti di Sessuologia Cagliari o richieste di approfondimento teorico su una vostra problematica di pertinenza sessuologica. Le domande e relative risposte verranno pubblicate solo previa autorizzazione da parte dell'interessato e in totale anonimato a seguito di una depurazione della mail da qualsiasi indizio che possa ricondurre all'autore.
Questa settimana una lettrice ci propone il tema dei sogni erotici.


Gentile Dottore,

[…] colgo l'opportunità offerta dal suo blog per farle una domanda su un qualcosa che riguarda un sogno che ho fatto qualche giorno fa e a cui ripenso in continuazione. Le faccio presente che ho un rapporto di coppia stabile da circa un anno. Ho sognato di vivere un rapporto erotico con un mio amico. Mi vergogno e … mi sembra di sentirmi in colpa per questo sogno, anche perché il mio amico ha anche lui una relazione stabile di coppia. Questo sogno mi incuriosisce ma allo stesso tempo mi lascia perplessa. Perché il mio amico R. nei miei sogni erotici? […]




Cara L.,
I sogni erotici (ma anche a contenuto sessuale) sono frequenti nelle persone. Un primo margine di differenza tra una persona e l’altra non riguarda tanto il contenuto, quanto il come queste rappresentazioni personali - i sogni erotici - vengono accolte dallo spettatore, in questo caso da Lei stessa. Nello specifico della sua reazione Lei ha riportato la sensazione di inadeguatezza e di colpa. Inoltre, ciò che la sorprende è la presenza del suo amico R. come attore del suo sogno.
Premetto che la risposta è prettamente teorica in quanto per poter co-costruire un significato al suo sogno è auspicabile mettere in relazione vari elementi, dai simboli presenti nel sogno alla qualità della sua vita di coppia attuale.

Da un punto di vista strettamente teorico, le interpretazioni dei sogni avvengono in contesti tipicamente di stampo psicoanalitico. La teoria freudiana, per esempio, indica la scelta dei personaggi dei sogni come casuale e determinata da vari meccanismi onirici che mascherano e spostano la libido sui vari Oggetti onirici (persone, cose..). Altre teorie psicoanalitiche, come quella junghiana, vedono la scelta dei personaggi come indicatore di un desiderio di relazione inconscio nei riguardi delle persone scelte come attori.

Nei più moderni approcci psicoterapeutici e sessuologici il sogno può essere utilizzato come possibile strumento di comprensione ma non necessariamente. L'utilizzo delle informazioni provenienti da questo canale di comunicazione - il sogno - è piuttosto differente e risenta dei vari orientamenti teorici.

In generale, i sogni erotici molto spesso hanno una funzione inconscia compensatoria. Spesso i personaggi coinvolti rappresentano, in maniera simbolica, (attraverso le loro caratteristiche e la rappresentazione che si ha di loro) ciò che nella vita reale potrebbe mancare in termini di bisogni individuali, di coppia o di altra natura. Bisogni individuali che potrebbero essere non accolti e pertanto costituire fonte di frustrazione. Inoltre, all'interno di una relazione stabile, sopratutto quando i personaggi coinvolti nel sogno non sono rappresentati dal/dalla proprio/a partner, il sogno può essere utilizzato come indicatore della soddisfazione di coppia in quel momento esistenziale senza necessariamente ipotizzarne un desiderio di relazione (o tradimento) inconscio.

Infatti, il sogno erotico potrebbe rappresentare un bisogno di avere rapporti sessuali di pura soddisfazione degli istinti, oppure evocare il desiderio di avere una relazione importante, coinvolgente, appagante, che potrebbe non corrispondere a ciò che si vive nella vita reale. Alcune volte il sogno può essere apparentemente sessuale ma avere una connotazione erotica: l’interpretazione dovrebbe riflettere entrambi gli elementi, e il confronto con uno specialista può essere utile per capire quale di essi è prevalente in termini di contenuti, emozioni e le relazioni con la vita reale individuale e di coppia.
Grazie per il Suo interesse nella mia attività, e se vuole, continui a seguire il mio blog.




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L’ALBERO DELLA SESSUALITA’ - PRIMA PARTE -




Gustav Klimt, 1908 - L'albero della vita


Il termine sessualità sta ad indicare il rapporto tra organi genitali?

Durante la scorsa settimana di attività del progetto Sessuologia Cagliari mi sono pervenute diverse mail al servizio SexoPost@ con richieste di approfondimento su varie tematiche di pertinenza sessuologica, dai disturbi del desiderio sessuale, ai disturbi da dolore sessuale. La vostra preziosa collaborazione mi ha dato la possibilità di leggere il bisogno implicito di scrivere un articolo che permetta di entrare più nello specifico della terminologia sulle tematiche sessuali e di sessuologia clinica.
Partiamo dal termine Sessualità.

Sessualità: una parola così semplice, che sentiamo spesso, che quasi non suscita più nessuna reazione. Sessualità indica una modalità di espressione fondamentale dell'essere umano.

Da un punto di vista psicologico il termine sessualità indica una modalità di “comunicazione” tra gli individui, che si traduce in comportamenti, pensieri, emozioni, schemi disfunzionali individuali e di coppia.

Per esempio, gli aspetti qualitativi del rapporto sessuale di una coppia sono importanti per il sessuologo clinico al fine di poterli tradurre in “comunicazioni” che i partner si mandano e si dicono attraverso il comportamento sessuale.

Considerare la sessualità come “comunicazione” potrebbe diventare più semplice se immaginiamo un grande albero della Sessualità, che ognuno possiede nel proprio giardino (la propria vita) nel quale sono presenti rami che crescono, toccano altri rami, portano frutti, e che rappresentano la continua interazione di componenti psicologiche, biologiche e socio-culturali dell’individuo.

Se si inizia a leggere la sessualità e i comportamenti sessuali in modo semplice si può iniziare ad affermare che la nostra sessualità va oltre il puro fatto biologico e comportamentale.
È qualcosa di molto più complesso, un costrutto che comprende sicuramente il rapporto tra organi genitaliMA anche l’affettività, il rapporto con il proprio corpo, gli aspetti sociali e il sistema di valori di ogni individuo. La combinazione di questi elementi elementi può cambiare nel tempo in relazione alle proprie esperienze e scelte individuali.

Alla luce di tutto questo, inizio a rispondere alle diverse mail pervenute affermando che risulta essere falsa la convinzione che la sessualità sia sinonimo di genitalità ovvero di solo rapporto tra i genitali.

Le problematiche di pertinenza sessuologica, i disturbi della risposta sessuale, i disturbi da dolore sessuale non possono essere compresi solo alla luce della dimensione genitale della sessualità, ma attraverso una vasta gamma di dimensioni (o ambiti della sessualità) modulate da sensazioni ed emozioni. Se ogni ramo dell’albero della sessualità è rappresentato da una dimensione diversa, possiamo immaginare le emozioni e le sensazioni che toccano questi alberi come il vento che soffia sulle foglie e le muove. Ci saranno venti forti, ci saranno venti deboli, ci saranno fresche brezze e ci saranno terribili temporali!

E’ proprio attraverso il vento di emozioni e sensazioni che la sessualità si traduce anche in comportamento (oltre a pensieri ed emozioni). L' aspetto comportamentale legato alla sessualità ha una modulazione nell'arco di tutta la vita di un individuo, ne qualifica l'intensità delle relazioni, interferisce con il suo benessere o malessere psicologico, quando non direttamente con l'organizzazione di tratti o di strutture psicopatologiche.

(FINE PRIMA PARTE)






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Il piacere è nelle tue mani




12 Novembre 2009 - Masturbazione: il corso lo paga la regione. Timidamente, nella pagina notizie dall’estero di un noto quotidiano locale, compare un piccolo articolo ad alto impatto emotivo.

Di cosa si tratta?
L’articolo ha descritto brevemente le polemiche e critiche esplose per l’ idea (ritenuta bizzarra) di una regione spagnola che ha deciso di proporre un corso di educazione sessuale rivolto agli adolescenti dai 13 ai 17 anni dal titolo: «Il piacere è nelle tue mani».

Sessuologia Cagliari ha già affrontato nei giorni scorsi il tema dell’educazione sessuale.
L'articolo citato sopra dimostra che esiste ancora tanto disagio e confusione quanso si parla di sessualità, persino in Spagna, dove il governo sembrerebbe più aperto al dialogo sugli aspetti di un così importante ambito della vita umana.

Perché così tanto scandalo?

I FATTI - le polemiche sono esplose a causa di un discusso seminario denominato  “Autoerotismo, masturbazione e gadget erotici”, costato 14 mila euro alle finanze regionali.

Una prima riflessione mi ha fatto pensare al “come” questa notizia viene proposta, e dai quotidiani, e dai siti internet.

Esiste un genitore o un insegnante che pagherebbe per un corso che insegni al proprio figlio la tecnica di masturbazione?


I nostri figli non hanno bisogno di qualcuno che insegni loro “come si fa a masturbarsi, siano questi maschi, siano queste femmine.
Gli adolescenti hanno bisogno di effettuare un pezzo del percorso legato al loro sviluppo con adulti pronti a sostenere la loro richiesta e ricerca di significati profondi.

Confrontarsi con il tema della masturbazione anche se solo da un punto di vista informativo suscita profonde reazioni emotive, etiche e sociali, sia in chi, come i ragazzi a scuola, ha bisogno di informazioni e risposte, sia in chi informa. Alla pari di chi ha bisogno di informazioni è anche quest’ultimo una persona sessuata e i messaggi che invia, i valori che trasmette, le convinzioni ... sono tutto elementi mediati dalla propria esperienza personale di essere umano sessuato.

Riflettiamo sul titolo che è stato scelto per il progetto di educazione sessuale: “Il piacere nelle tue mani”.

Cosa ci dice?

Le mani si usano nella masturbazione” ma se andiamo più a fondo “Il piacere è un percorso della vita di ciascun individuo che va costruito con le proprie mani e la sessualità è una delle espressioni del piacere legato al corpo che co-esiste con il piacere in altri ambiti del ciclo di vita”.

La sessualità non è solo quel mostro che riguarda l'adolescente!

Nei corsi di educazione sessuale che tengo prevedo sempre la trattazione del tema legato alla masturbazione perchè uno dei primi cambiamenti che l'adolescente si trova ad affrontare è sicuramente quello che riguarda i cambiamenti corporei legati alla pubertà. Questi cambiamenti sono accompagnati da connotazioni affettive dove l'adolescente tenta di dare senso a ciò che gli sta accadendo...
Inoltre, i tempi delle trasformazioni corporee possono avere risvolti psicologici diversi, c'è chi ha uno sviluppo precoce, c'è chi ritarda un po'. I ragazzi hanno mille dubbi sui loro cambiamenti anche alla luce del confronto con i pari, c'è chi vive la masturbazione, c'è chi ne sente parlare durante la ricreazione e non sa dove mettere le mani! .... I ragazzi stessi, come è ormai testimoniato da tanta letteratura scientifica, hanno sicuramente bisogno di informazioni sul funzionamento degli organi genitali, ma hanno sopratutto bisogno di conoscenze per affrontare la difficile crisi legata ai cambiamenti corporei, allo sviluppo psicosessuale, al vissuto legato al desiderio sessuale ... che si presenta anche attraverso le fantasie e la masturbazione.

L’educazione sessuale pertanto non significa “svelare” ciò che non è conosciuto, ma è importante pensarla come un’opportunità per individuare linguaggi e competenze che sollecitano la capacità di saper leggere ed interpretare gli aspetti legati alla sessualità: per esempio il desiderio di masturbarsi.

“Autoerotismo, masturbazione e gadget erotici” diventa un seminario interessante se l’intervento non si concentra sugli elementi “esterni” della sessualità ma se rappresenta una tappa nella costruzione dell'identità sessuale che fornisce strumenti a livello cognitivo ed affettivo per la comprensione dei vissuti legati alla masturbazione.

(Presto un nuovo articolo sull'educazione sessuale)





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Grazie Peter Boom





E’ con grande onore che ieri Sessuologia Cagliari ha ricevuto la visita e il commento di Peter Boom.

Peter Boom è l’autore della teoria sulla pansessualità.  La teoria, esposta ufficialmente nel 2002 al congresso dell'European Federation of Sexology, considera che tutti gli esseri umani hanno varie possibilità sessuali, dalla forme troppo strettamente classificate come etero-, omo-, bi-sessualità, autoerotismo, feticismo, sado-masochismo, e molte altre forme d'uso sessuale. Forme che possono presentarsi in ogni essere umano, che necessitano di comprensione e non di etichette. Grazie Peter Boom.
Questo incontro ha portato uno scambio di informazioni. Peter Boom mi ha segnalato una notizia recente sulla sua attività che pubblico volenteri qui sotto.
Dopo varie pubblicazioni internazionali ed in Italia del suo sito http://digilander.libero.it/pansexuality , tra le quali quelle della Federazione Europea di Sessuologia (EFS), Federacion Sexologica Argentina, Sexologia Noticias (Brasile), Sexologies (Francia), il più grande ed importante sito sessuologico a livello mondiale della Humboldt University a Berlino, Archive for Sexology Magnus Hirschfeld ha messo un link al sito con la Teoria e la Filosofia della Pansessualità, insieme con altri due articoli “Polizia Pansessuale” e “La Pansessualità degli Animali” di Peter Boom.

Per prendere visione del sito bisogna cliccare: http://www2.hu-berlin.de/sexology , poi su links e Sexual Orietation.

Dal mese scorso l'Archiv for Sexology Magnus Hirschfeld su iniziativa del professor Erwin J, Haeberle ha aperto a Berlino la più grande biblioteca del mondo unicamente dedicata alla sessuologìa in un grande edificio costruito appositamente per questo scopo. In questo modo sarà riparato all'enorme danno culturale arrecato dal nazismo che aveva bruciato il suo famoso “Institut für Sexualwissenschaft” insieme a tutti i libri (Maggio 1933).
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Via alla Campagna Italiana contro l'Omofobia!





In un periodo di estrema confusione e violenza in ambito di tematiche legate alla sessualità delle persone omosessuali, ieri 9 Novembre 2009 è arrivata finalmente una bella notizia! Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha presentato "Nessuna differenza", una campagna contro l'omofobia e  la violenza sulla discriminazione basata sull'orientamento sessuale.

La Carfagna afferma che per lei non c’è nessuna differenza se una persona è omosessuale o eterosessuale. Ed è proprio da questa frase che prende il nome la campagna di sensibilizzazione, prima in assoluto nel nostro paese, e per la quale sono stati stanziati due milioni di euro. Un evento storico che è costato anni di lotte da parte delle associazioni GLBT e dei loro sostenitori, un traguardo che non ci deve far dimenticare quante persone omosessuali in tutti questi anni hanno subito violenza.




(immagine tratta da http://www.repubblica.it/)

Il Ministro afferma:

Sono riuscita a rompere un piccolo tabù facendo rientrare la lotta all’omofobia tra i compiti del governo. Abbiamo bisogno della collaborazione dei mezzi d’informazione: per noi le differenze non contano, ma per combattere gli stereotipi serve anche aiuto dei mass media, che invece li utilizzano per fare audience. E questo non ci è d’aiuto …


Tra gli impegni previsti il Ministro ha rassicurato circa il suo impegno per trovare una norma giuridica contro gli atti omofobi che unisca gli schieramenti politici del governo.

Il Ministro ha colto l’occasione per ricordare gli ultimi eventi drammatici di stampo omofobo, avvenuti a Roma e in altre città italiane a carico di persone omosessuali.

Nessuna differenza” prevede lo spot televisivo e degli opuscoli da distribuire nelle scuole.
E' un'iniziativa importante e tanto attesa, un momento di sensibilizzazione e informazione sull’omofobia, per diffondere il più possibile il messaggio della cultura del rispetto: è questo l’obiettivo della prima campagna di comunicazione per contrastare fenomeni discriminatori e violenti nei confronti degli omosessuali.
Non ci resta che guardare lo spot! Buona visione









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SexoPost@ - Il coito anale





SexoPost@ è un servizio gratuito di consulenza via mail a cura del Dr. Antonio Dessì al quale far pervenire curiosità, suggerimenti, critiche sugli argomenti di Sessuologia Cagliari o richieste su una vostra problematica di pertinenza sessuologica. Le domande e relative risposte verranno pubblicate solo previa autorizzazione da parte dell'interessato e in totale anonimato a seguito di una depurazione della mail da qualsiasi indizio che possa ricondurre all'autore.
Questa settimana un lettore ci propone il tema del coito anale all'interno della coppia


Gentile dottore …. la ringrazio per l’iniziativa del suo sito…mi è molto utile per poter chiedere un’informazione che mi angoscia da parecchio tempo. Sto assieme ad una ragazza da quasi due anni e da qualche tempo durante i rapporti sessuali io desidero mettere in pratica una fantasia… il rapporto anale. La mia fidanzata non gradisce, si lamenta proprio dicendo di provare troppo dolore….in realtà il rapporto anale non è avvenuto … ho provato a parlarci, ma niente… ogni volta il tutto si risolve in un tentativo. E' una pratica per coppie omosessuali e basta? Mi sento male… penso di essere sbagliato...
Mi aiuti, sono disperato… da dove può venire così tanta paura?
L.


Caro L.,
La ringrazio per l’interesse nelle mie iniziative. Il coito anale è una pratica che è sempre esistita, e con il passare del tempo si è trasformata in una pratica alla moda, nel senso che quasi tutte le coppie vogliono provarci.
Nell’immaginario erotico delle coppie il rapporto sessuale anale è sempre stato associato alle pratiche omosessuali, e questa è una delle tante ragioni per le quali tale pratica era poco in uso e causava delle problematiche nelle coppie.
Da un altro punto di vista mi sento di rassicurarla circa la sua percezione di essere uno dei più spietati perversi di questo pianeta: dalle ultime ricerche effettuate sull’immaginario erotico maschile e presentate all’ultimo Congresso mondiale di sessuologia lo scorso Giugno in Svezia, il coito anale è ancora tra le fantasie più gettonate dagli uomini intervistati.
Una pratica sessuale non ha orientamento sessuale, pertanto il coito anale è adeguato sia per rapporti eterosessuali, sia per rapporti omosessuali. L’assurda convinzione che riguardi solo il mondo omosessuale è ormai un retaggio del passato.
Per rispondere brevemente alla sua domanda, da un punto di vista psicosessuologico, la zona anale è il correlato corporeo nel quale si concentrano le nostre paure più profonde, tra queste la paura di abbandonarsi al rapporto sessuale e di poterne godere, la paura di affidarsi e fidarsi del proprio partner, la paura di abbandonarsi alle proprie energie e di darsi all’altro senza riserve.
Esplorare l’ano o essere penetrata/o proprio li dalla/dal partner può essere un’esperienza che crea un enorme intimità e rinforza la fiducia reciproca a patto che questo sia definito e condiviso all’interno della coppia e si possa goderne in totale libertà. E’ sicuramente importante che La sua partner Le comunichi il suo dissenso per tale pratica piuttosto che subirla passivamente. Magari più avanti potrebbe cambiare idea.
Una pratica sessuale potrebbe non essere fondamentale per la sopravvivenza del vostro rapporto sessuale. Ne parli con la sua partner e veda un po’ in che modo si può trovare un compromesso.
Continui a visitare il mio sito se vuole e mi ricontatti se ha bisogno di ulteriori chiarimenti.




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L’educazione sessuale a scuola: mostro o opportunità?




Secondo le ultime statistiche la Gran Bretagna possiede il più alto numero di baby-mamme (ragazze 13-17 anni). Nel 2008 l’aumento è stato del 40,9%.

La presenza di un così gran numero di baby-mamme inizia a descriversi come “problematica” non solo alla luce degli aspetti gestazionali di pertinenza ginecologico-ostetrica, ma rappresenta l’inizio di una spirale di problematiche psico-sociali, già messe in evidenza da studiosi europei ed americani. Tra queste, il rischio di abuso e maltrattamento dei minori figli di adolescenti, l’abbandono scolastico delle neo-mamme; e ancora, l’80% delle baby-mamme si ritrovano senza partner dopo la nascita del bambino. Soltanto il 30 % delle madri adolescenti che si sposano dopo la nascita del bambino non divorziano. Dal punto di vista di medicina neonatale i bambini delle madri adolescenti hanno più probabilità di nascere prematuri e sottopeso, cosa che aumenta il rischio di morte infantile, cecità, sordità, problemi respiratori cronici, ritardo mentale, malattie mentali, paralisi cerebrale, dislessia e iperattività. Queste sono solo alcune delle problematiche più frequenti.
Il considerevole aumento di baby-mamme in Gran Bretagna ha giustificato un intervento legislativo.

Cosa sta avvenendo di diverso rispetto all'Italia?
In Gran Bretagna Il ministro dell’istruzione e delle politiche familiari ha deciso di affrontare il problema in maniera risolutiva: dal 2011 l'educazione sessuale sarà obbligatoria per i ragazzi e ragazze dai 15 anni in su.

Le scuole inglesi avranno l’obbligo di garantire delle ore di approfondimento su tematiche tipiche dell’educazione sessuale, quali l’utilizzo dei contraccettivi, le modificazioni puberali, lo sviluppo psicosessuale, l’omosessualità e le unioni civili, le malattie sessualmente trasmissibili...

La notizia ha destato molte reazioni soprattutto da parte delle associazioni cattoliche che contestano l’impossibilità per i genitori di esentare i figli. E soprattutto i gruppi musulmani. Il presidente del Muslim Council sostiene che è compito della famiglie “parlare di sesso coi ragazzi” e annuncia che disobbedirà alla legge.

In Italia la situazione è diversa, non se ne parla proprio. Come esperto in sessuologia qualsiasi discorso sull’educazione sessuale ha come risultato quello di provocare svariate emozioni. Tra queste il fastidio nel ricordare l’ormai centenaria latitanza dello Stato rispetto al varare una normativa che ne disciplini gli interventi; dall’altro lato un senso di sollievo nel constatare che, anche se le leggi non esistono ancora, qualche scuola ha adottato un percorso di educazione sessuale.

Nei corsi di educazione sessuale che ho tenuto, sia nelle scuole medie sia nelle scuole superiori, ho sempre previsto dei momenti di dibattito con genitori ed insegnanti. Scuola e famiglia sono i principali organizzatori della crescita dei nostri ragazzi, anche e sopratutto in tema di sessualità, perché tra i banchi di scuola, alla ricreazione i ragazzi e le ragazze parlano di sessualità… molte volte in maniera totalmente distorta proprio perchè aprirsi a queste tematiche, sia per i genitori sia per gli insegnanti, è molto complicato.

Le famiglie e gli insegnanti si sentono impreparati ad affrontare questo compito. Ed ecco che la figura del sessuologo, del ginecologo, dell’andrologo diventano importanti e possono rappresentare delle figure di riferimento per i ragazzi in percorsi di educazione sessuale, nonché un valido sostegno nel difficile compito educativo di insegnanti e genitori.
La mia esperienza mi ha insegnato che un intervento adeguato non ha la pretesa di fornire risposte comportamentali per i problemi specifici dei ragazzi quanto piuttosto mira a sollecitare nei ragazzi la capacità di saper leggere e interpretare autonomamente le varie situazioni, e fornisce degli strumenti a genitori ed insegnanti per il loro intervento educativo.

L’educazione sessuale obbligatoria ha destato scalpore e scandalo in Inghilterra. In Italia siamo ancora lontani da uno scandalo di quell’entità perché i casi di educazione sessuale sono isolati e ancora pochi. Perché tanto scandalo in Inghilterra? E’ forse sbagliato che la scuola aiuti i giovani a crescere, a maturare ed essere responsabili?


FINE PRIMA PARTE
(presto un nuovo articolo sull'educazione sessuale)
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Perchè gli uomini amano le trans?





Sono successe molte cose in queste ultime due settimane. Abbiamo visto uomini autorevoli travolti dallo scandalo. Abbiamo, nostro malgrado, spiato nel buco della serratura nelle camere da letto dei potenti.

Ieri, alle 21.10, Ilaria D'Amico (conduttrice del programma Exit su la7) ne ha discusso con un parterre tutto al femminile: Concita De Gregorio, direttore de L'Unità, On. Gabriella Carlucci, conduttrice televisiva e responsabile spettacolo del PDL, Maria Latella, direttore di A, On. Laura Ravetto, avvocato e deputato del PDL, Irene Pivetti, conduttrice televisiva, già Presidente della Camera, Manila Gorio, attrice e conduttrice televisiva, trans.
Gli uomini che frequentano le trans sono gay? I quesiti dal punto di vista esterno sono numerosi e orientati da numerosi pregiudizi e stereotipi. Dall'altra parte di questa Italia disorientata troviamo gli uomini. Gli uomini, il nuovo sesso debole. Exit già in passato aveva affrontato il disorientamento sessuale e ieri ha proposto quattro pillole di quattro tipologie diverse di clienti di un transessuale. Un trentenne, un intellettuale, un sentimentale e un complessato.
Da esperto in sessuologia clinica l'aspetto che mi ha maggiormente incuriosito è la tipologia di relazione che si instaura tra i trans e i loro clienti: gli uomini vanno dalle transessuali anche per parlare dei loro problemi, in famiglia o sul lavoro. Le trans dicono: "Certo che ci facciamo pagare, ma nessuna prostituta sa ascoltare come facciamo noi. Perché le trans li capiscono davvero, i loro clienti maschi".
Un trentenne che si autodefinisce "curioso" di sperimentare un rapporto ogni 2 mesi con una trans, un intellettuale che consiglia letture dopo aver consumato un rapporto sessuale, un sentimentale, e un complessato che riesce ad esprimersi nel rapporto sessuale solo con un transessuale non rappresentano dal mio punto di vista un reale problema, ma un aspetto della realtà che ha bisogno di essere compreso.
Ognuno dei clienti ha trovato quella modalità per portare delle parti di Sé bisognose, che trovano riparo nel rapporto con le loro "amanti perverse". In queste settimane le persone transessuali sono state definite in qualsiasi modo dall'opinione pubblica, dal "maschio perverso transessuale", alla "donna prostituta transessuale". È vero che la maggior parte dei clienti è sposata, benestante e (spesso) con prole, ma dal mio punto di vista sono tutte storie forti dove risposte preconfezionate non ce ne sono. Ogni caso è a se stante, ogni generalizzazione - specie quando si parla della sfera intima delle persone - indebita, ogni confine liquido.
Al di la dei clienti si trovano delle persone, che vengono etichettate come transessuali. Il disagio psicologico che si cela dietro la condizione transessuale è enorme. Mi è capitato da esperto di parlare con persone transessuali. Qualsiasi gesto, come l'andare la mattina a fare la spesa, per queste persone diventa un problema: risate, insulti... sono solo l'inizio di una spirale violenta che noi stessi ogni giorno continuiamo ad alimentare.

Ho deciso di inserire il link di un piccolo video della serie Cult - Fox Channel Reparto Trans, una docu-story ambientata presso il carcere romano di Rebibbia dove i tre autori, tra le mura del penitenziario, mostrano una realtà sconosciuta ai più: quella del reparto riservato ai transessuali.
Mi piace pensare a questo video come metafora: se ognuno di noi sentisse di poter essere un pezzo di quella cella, un pezzo di quelle sbarre che incatenano l'amore del transessuale del video, forse qualcosa potrebbe cambiare.



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