Cosa accende il desiderio sessuale? (Prima parte)




Uomini e donne possono concedersi una vivace produzione di quelli che in tempi passati venivano spesso etichettati come “cattivi pensieri” o “pensieri sporchi”. E' l'immaginario erotico, una vera zona erogena intrapsichica. I soggetti che soffrono di un disagio sessuale (sopratutto della fase del desiderio della risposta sessualespesso hanno difficoltà a riconoscere e a considerare le fantasie erotiche come un'importante risorsa emotiva per la vita sessuale, individuale e di coppia.
La vita sessuale è frutto del desiderio. Il desiderio è in buona parte fantasia.
La tradizione psicoanalitica ha spesso limitato lo studio della sessualità al solo aspetto somatico, tralasciando quando completamente l'esplorazione dell'immaginario erotico, considerato spesso come patologico e poco funzionale per lo svolgimento di una vita normale.

A partire dagli anni '70 inizia ad affermarsi una più moderna tradizione di stampo sessuologico, la quale attraverso numerose ricerche, ha mostrato che la maggior parte delle persone produce fantasie erotiche e che tale attività rappresenta un evento normale della vita sessuale di ogni individuo.

Le fantasie sessuali sono costituite da un insieme di immagini o rappresentazioni mentali, più o meno complesse e articolate, le quali hanno come tema comportamenti che possiamo definire sessuali in senso lato, associato o meno a tematiche diverse. Le fantasie sessuali sono quindi importanti non solo come una delle tante forme di attivitò sessuale ma sopratutto perchè costituiscono l'espressione più genuina dell'assetto psicosessuale individuale.

Nell'universo sessuale, sia femminile sia maschile, le fantasie o immaginario erotico sono l'equivalente di una zona erogena intrapsichica, il "punto G mentale".

Perchè l'immaginario erotico è un'importante elemento del motore della sessualità umana?

I moderni approcci in sessuologia clinica riconoscono all’immaginario erotico un'importante funzione all'interno di ogni rapporto erotico, in quanto  è in grado di aumentare e modulare l’eccitazione, superare certe inibizioni, stimolare e ravvivare una vita di coppia piatta e monotona. Le fantasie sessuali possono migliorare la qualità e l’intensità del rapporto potenziando la risposta erotica sia sul versante psicologico che su quello fisiologico grazie anche al contributo dei ricordi positivi delle passate esperienze con la stessa persona o con altre.

La ricerca sessuologica ha dimostrato che le persone che hanno un immaginario erotico ricco e variegato hanno più probabilità di  vivere relazioni appaganti e a lungo termine. Coltivare le fantasie erotiche può essere d’aiuto, per ritrovare o aumentare l’eccitazione quando c’è un calo del desiderio, dovuto a stress, o alla semplice ripetitività dei rapporti sessuali con il/la proprio/a partner.


Laura, 23 anni e Giovanni, 29 hanno una relazione stabile da circa 3 anni. Da cinque mesi non hanno rapporti sessuali da quando Giovanni ha deciso di condividere con Laura le sue fantasie sessuali. Ha spesso immaginato Laura con abbigliamento in lattice e stivali e ha fantasticato di essere dominato da lei. Condividere questa fantasia ha turbato Laura che attualmente sperimenta una sensazione di blocco, frustrazione e inadeguatezza. Inoltre l'idea che il partner desideri essere dominato ha attivato in lei confusione circa l'orientamento sessuale del suo partner (per lei il "maschio" non deve essere dominato). Questo evento ha inoltre portato Laura a prendere consapevolezza che, diversamente da Giovanni,  non ha mai sperimentato nessun tipo di fantasie sessuali durante i rapporti sessuali.
In questo caso, condividere le fantasie erotiche con il/la partner non è stata una buona idea: le fantasie infatti sono vissute come molto personali da uno dei partner  e, nel momento in cui sono state svelate, hanno provocato irritazione, reazioni e ripercussioni negative sul rapporto affettivo.


Le fantasie erotiche possono essere condivise ma possono restare anche segrete. L'immaginario segreto è una fonte di emozioni che si possono usare nella sessualità relazionale, ma ci sono momenti in cui condividerle può far sentire più liberi e desiderosi di rivitalizzare il rapporto di coppia.

Quali sono le funzioni dell'immaginario erotico?

L'immaginario erotico assolve diverse funzioni, tra le quali una funzione adattiva/compensatoria, di consolidamento della stima di sè e dell'identità di genere nonché funzione difensiva e terapeutica.
 
(Fine prima parte)
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Vita di coppia su AgoraVox Italia






AgoraVox è il primo sito europeo di giornalismo partecipativo. Da Dicembre 2009 Sessuologia Cagliari Blog collabora al progetto del portale italiano alla sezione Salute. Questo mese Agoravox Italia ha pubblicato il mio articolo sul calo del desiderio sessuale di coppia:

Ringrazio tutta la redazione di Agoravox e i miei Lettori per l'interesse mostrato nei miei articoli.
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Pillole per la coppia






Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.

Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini,
le colonne del tempio si ergono distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono
l’una all’ombra dell’altro.

(Kahlil Gibran, Il Profeta)


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Vita di coppia: "Stasera no, ho mal di testa!"





Spesso i partner attribuiscono alle partners "la colpa" del fallimento dell'intesa sessuale, oppure alcune donne utilizzano la scusa più diffusa per sottrarsi ai "compiti" coniugali. Altre riescono a soddisfare i loro partners ma vivono costantemente un'apatia sessuale. E' il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo , un campanello d'allarme che spesso indica assenza di intimità e comunicazione di coppia.
Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo si manifesta come carenza (o assenza) di fantasie sessuali e desiderio di attività sessuale che può essere permanente o acquisito, generalizzato (globale) o situazionale (partner-specifico). Si manifesta nel 20% delle donne e nel 10% degli uomini.


Carlo e Sandra sono sposati da circa 10 anni. Durante i due anni di fidanzamento e i primi anni di matrimonio la loro intesa sessuale era per loro soddisfacente. Sandra da tre anni avverte un forte calo del desiderio sessuale che si è presentato in maniera più insidiosa dopo il parto. Da allora i rapporti sessuali con il partner sono diventati quasi un obbligo. 

Giovanna ha 43 anni e da due anni riferisce di soffrire di calo del desiderio sessuale. Negli ultimi due mesi la situazione è peggiorata e arriva a consultazione sessuologica riferendo che la sua libido è completamente azzerata e questo sta causando delle accese discussioni con il suo partner.

Il desiderio sessuale e la sua valutazione rappresenta una dimensione della sessualità di difficile definizione sul piano oggettivo e la sintomatologia sul piano sessuale spesso è solo il campanello d'allarme di una situazione individuale o relazionale di coppia molto più articolata. La sessualità e l'intimità si costituiscono e prendono forma dagli aspetti relazionali della vita di coppia e rappresentano un buon indicatore del benessere percepito dai due partners. Sessualità e intimità sono strettamente legate tra loro e ognuna completa e arricchisce l’altra.


Matteo richiede una consulenza sessuologica perchè da diversi mesi sta sperimentando problematiche di erezione non causate da danno biologico o da utilizzo di farmaci. Il sintomo sessuale che sta sperimentando si avvia verso la strada della comprensione nel momento in cui lo si è inserito all'interno di una dinamica sessuale di coppia caratterizzata da freddezza emotiva, rapporti meccanici, nessuna initimità e assenza di comunicazione.

Spesso il calo del desiderio è solo lo sfondo di una relazione di coppia che chiede dei cambiamenti.
Un calo del desiderio è spesso il terreno fertile per lo sviluppo di disfunzioni sessuali individuali in uno dei partner. Il rapporto sessuale così si riduce ad una spirale di fallimenti, di situazioni meccaniche, di manovre acrobatiche che aumentano l'ansia e il clima anaffettivo in cui si manifesta lo scambio sessuale. Ogni fallimento rappresenta un mattoncino in più nel muro che divide i due partners. Lo scambio comunicativo sul piano sessuale si esprime attraverso il sintomo ed impedisce lo scambio di emozioni, affettività, comunicazione evidenziando spesso la pervasività della distanza emotiva e relazionale del momento esistenziale di una coppia.

E' frequente, per motivi culturali, che molti uomini attribuiscono la colpa di rapporti sessuali insoddisfacenti alle loro partners. Le motivazioni sono tra le più svariate:

"Non prova piacere", "Non so più come stimolarla", "Dice di avere sempre mal di testa", "Cosa devo fare per farla eccitare?", "Dottore, ma se spingo più in fondo troverò il punto G e risolverà questo problema?".

Questi quesiti rappresentano l'esito dell'incontro di diverse dimensioni dell'esperienza sessuale umana. Infatti il desiderio maschile, in assenza di patologie organiche, appare più intenso anche in relazione ai livelli più alti di testosterone. Le donne sembrerebbero più vulnerabili all'effetto dei fattori relazionali e correlati al contesto. E' molto frequente che la risposta sessuale femminile si attivi per ragioni diverse dal desiderio sessuale e in accordo con le più recenti teorizzazioni sulla risposta sessuale femminile (Basson et al., 2004-2006). Una maggiore sensibilità dei partners è necessaria per avviarsi alla comprensione della diversità tra la risposta sessuale femminile e quella maschile.
Creme ritardanti, pasticche per il desiderio, tisane al peperoncino, fungo magico della virilità - dono che tanti italiani si sono fatti nelle feste natalizie appena trascorse -  spesso sono solo dei tentativi acrobatici, esperimenti perfetti di una sessualità ridotta alla stregua di un laboratorio chimico-farmaceutico.

Molti studi psicologici sulla vita sessuale della coppia e delle sue disfunzioni hanno messo in evidenza che in un rapporto coniugale, o in una relazione affettiva importante, la sessualità e l'intimità sono strettamente correlate con i livelli qualitativi relazionali percepiti dai partners.

L’intimità sessuale è la capacità di aprire sé stessi attraverso il sesso. Le persone che possono permettere agli altri di conoscerli possiedono un potenziale maggiore per esperienze sessuali profonde e appaganti.

Il trattamento sessuologico per il disturbo del desiderio pone molta attenzione alla fase diagnostica. Spesso è il paziente con il basso desiderio, sotto pressione del partner, a rivolgersi ad uno specialista della salute sessuale. L'iter diagnostico sessuologico prevede, ove possibile, una consulenza con il partner e una consulenza di coppia prima della proposta di un programma terapeutico: l'esperienza di chi soffre del disturbo (molto più frequentemente donne) e di chi se ne lamenta, si influenzano vicendevolmente e contribuiscono al mantenimento del disturbo stesso e all'insorgere di disfunzioni sessuali nel partner precedentemente asintomatico dal punto di vista sessuale. Il trattamento di coppia permette di esplorare i pensieri, i sentimenti e i significati che interferiscono con una soddisfacente relazione sessuale. Le problematiche sessuali diventano un’opportunità per affrontare i nodi relazionali ed emotivi della coppia e di ognuno di partner e per ricominciare a crescere come individui e come coppia.

(Vita di coppia: continua prossimamente ...)



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Il punto G: esiste o non esiste?





Una ricerca britannica desta dubbi e polemiche: crolla il mito del Punto G! Il famigerato punto erogeno femminile è stato messo in discussione da un'équipe di ricercatori londinesi del King's College.
Nel 2008, un team di ricercatori dell'Università dell'Aquila, facenti capo al Prof. Jannini è riuscita ad immortalare, in seguito a studi condotti su ecografie transvaginali il famigerato punto Grafenberg o punto-G.
Lo studio italiano aveva messo in rilievo che la zona anatomica messa in relazione con l'esistenza del punto G è caratterizzata dalla stessa identica struttura della prostata e dispone di una struttura vascolare sostanzialmente identica ai corpi cavernosi del pene, insieme a strutture nervose dedicate alla risposta sessuale. Ebbene, tale struttura complessa è come una torta fatta di ingredienti che cambiano continuamente da persona a persona. Alcune donne hanno più sviluppata una componente piuttosto che un’altra.

4 Gennaio 2009: I ricercatori del King's College hanno pubblicato un articolo sulla rivista specialistica Journal of Sexual Medicine dichiarando che il punto G non esiste e che rappresenta semplicemente un mito culturalmente alimentato e sostenuto da riviste e terapeuti sessuali. Immediate le reazioni della comunità mondiale di sessuologi. La principale esponente della comunità di sessuologi italiani è la Prof.ssa Chiara Simonelli dell'Università La Sapienza di Roma rappresentante per l'Italia all'European Federation Sexology e la World Association for Sexual Health, presso la cui scuola di sessuologia clinica mi sono formato. La Prof.ssa dichiara che la sua vastissima esperienza clinica suggerisce che molte donne sono coscienti di avere una grande sensibilità in un punto specifico della vagina e che può anche capitare che per alcune questo non si verifichi.

La sessuologa Beverly Whipple è una sostenitrice del punto G. A proposito dello studio dei ricercatori londinesi mette in evidenza come esso risenta di evidenti imprecisioni metodologiche che avrebbero falsato i risultati ottenuti. In partticolare, nel campione di donne esaminato - come dichiara la Whipple - sono state ignorate le esperienze delle donne con orientamento sessuale omosessuale e bisessuale e sarebbe stato commesso un errore nelle considerarazioni sugli effetti di esperienze con differenti partner sessuali o con differenti tecniche amatorie.
Per la maggior parte delle donne il punto G è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 2 cm e mezzo  proprio dietro la localizzazione esterna della clitoride. Il motivo per cui dico "la maggior parte delle donne" è che per alcune può essere differente, come dichiarato dalla stessa Prof.ssa Simonelli. Per una buona parte di donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere. Per alcune donne la stimolazione del punto G non è veramente un granché mentre per altre può condurre l'intero corpo ad un orgasmo intenso e perfino a stati alterati della coscienza. Inoltre, ci sono donne che dichiarano di aver sperimentato eiaculazione femminile con la stimolazione del punto G.

La ricerca del gruppo del King's College è sicuramente coraggiosa ed ambiziosa. Il  punto G esiste? E' un mito? Nella complessità della sessualità femminile è sicuramente possibile che molte donne possano provare piacere dalla stimolazione del punto G e altre no.Tuttavia è  importante considerare il punto G come un'area del piacere e di ricerca e non come un bottone da pigiare per ottenere un orgasmo. Se si pensa  al punto G come un punto della strada del piacere da "scoprire" assieme al partner è molto probabile che non tutti vogliano percorrere quella strada!


Immagine tratta da
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93323

Quale è stata la tua esperienza con la stimolazione del punto G?
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SexoPost@: Help!! soffro di eiaculazione precoce!





SexoPost@ è un servizio gratuito di informazione via mail a cura del Dr. Antonio Dessì al quale far pervenire curiosità, suggerimenti, critiche sugli argomenti del blog Sessuologia Cagliari o richieste di approfondimento teorico su una problematica di pertinenza sessuologica. Le domande e relative risposte verranno pubblicate solo previa autorizzazione da parte dell'interessato e in totale anonimato a seguito di una depurazione della mail da qualsiasi indizio che possa ricondurre all'autore. Durante le festività, al servizio SexoPost@, sono pervenute diverse richieste di approfondimento sul tema dell'eiaculazione precoce. Quali condizioni devono essere rispettate per ricevere questa diagnosi?

Salve, mi chiamo Carlo* e ho 26 anni. Sono coniguato da circa 3 anni e ho un bambino di 1 anno e mezzo. Le scrivo in seguito alla lettura del suo articolo sul sito agoravox.it sulle difficoltà che si incontrano nel decidere di rivolgersi ad uno specialista della salute mentale e sessuale. Mi rendo conto che ciò che lei scrive è ciò che io vivo quotidianamente quando tento di risolvere le problematiche che a breve le descriverò. Le scrivo per chiedere informazioni su un disturbo che ormai è diventato un pensiero preoccupante e che si verifica da diverso tempo. Ho mantenuto sempre un discreto interesse sessuale nei confronti della mia partner, anche se spesso (quasi sempre) evita il contatto sessuale. L'aspetto più fastidioso è che al solo pensiero di avere un rapporto sessuale mi eccito, ho un'erezione, immagino la situazione....ho voglia di avere un rapporto sessuale, ciononostante la mia partner evita il rapporto sessuale e anche eventuali preliminari anche se io la desidero veramente tanto. L'aspetto più grave è che soffro di eiaculazione precoce. Quali possono essere le cause e come posso iniziare ad affrontare  questo disturbo? Grazie. Complimenti per i suoi interessanti articoli.

* Nomi di fantasia


Gentile Carlo,

la carenza di elementi specifici nella Sua descrizione mi porta a fare una premessa molto importante. Per definizione l'eiaculazione precoce si manifesta come l'incapacità di esercitare un controllo volontario sul  riflesso eiaculatorio, per cui, una volta eccitato sessualmente, il soggetto raggiunge l’orgasmo prima della sua partner nella maggior parte dei coiti, e rispettivamente prima della penetrazione (ante-portam) entro (in media) 15 secondi oppure immediatamente dopo la penetrazione (post-portam) e comunque entro i 15-30 secondi o poche spinte pelviche. E' molto importante mettere da subito in chiaro che un tempo di eiaculazione che si colloca fra 1 e 2 minuti dopo la penetrazione è da considerarsi invece lieve e non si potrebbe già più parlare di eiaculazione precoce.

Dalla sua descrizione sembrerebbe che la fase del desiderio ed eccitazione della sua risposta sessuale sia adeguata SE stimolate dal suo immaginario erotico. Su questo aspetto sono necessari ulteriori approfondimenti, in quanto l’eiaculazione precoce nella maggioranza dei casi ha un’eziologia psichicatalvolta può rappresentare un tentativo difensivo che il soggetto mette in atto a fronte dell'ansia generata dalla sessualità e dalle intense sensazioni erotiche che precedono l’orgasmo.

Tuttavia, prima di ipotizzare un’eziologia psicogena della sua presunta eiaculazione precoce, è necessario escludere le possibili cause organiche, che nei rari casi sono legate a patologie infettive uro-genitali, processi infiammatori, patologie endocrine- neurologiche. Molto importante è un'accurata diagnosi che consideri anche l'eventuale presenza di cause iatrogene dell'eiaculazione precoce (effetto dovuto all'utilizzo di farmaci).

A tal riguardo La invito a rivolgersi quanto prima ad un collega andrologo/urologo specialista in sessuologia clinica che esercita nella sua zona, il quale valuterà l'eventuale presenza/assenza di una patologia organica.
Una diagnosi negativa dell'andrologo escluderebbe un'eziologia dovuta a danno biologico o iatrogeno,  e solo allora, è possibile ipotizzare l'eziologia psicogena-relazionale del riflesso eiaculatorio precoce e procedere a consulenza (ed eventualmente terapia breve sessuale integrata) presso uno psicologo esperto in sessuologia clinica e terapia sessuale. Spesso il miglior alleato dell’eiaculazione precoce è l’ansia, considerata come il principale meccanismo di questo disturbo che non può essere attribuito ad un solo fattore psicopatogeno: ansia di prestazione, ostilità verso la donna, prime esperienze sessuali traumatiche, conflitti di coppia, sono solo alcune (e non necessariamente specifiche del suo caso) delle cause psicologiche e sessuo-relazionali dell’eiaculazione precoce.


L'intervento psico-sessuologico è un contesto di diagnosi e cura in cui è possibile richiedere una consulenza di coppia, a patto che La sua partner sia d'accordo, al fine di iniziare a far chiarezza sulle dinamiche relazionali che ha elencato (evitamento della sessualità ecc…). Spesso il sintomo sessuale rappresenta solo la punta dell’iceberg di una problematica relazionale di coppia che "parla" usando il registro della sessualità.

La ringrazio per l'interesse nel mio articolo e la mia attività.

Cordialità

Dr. Antonio Dessì




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