Ostacoli all'intesa sessuale: i fattori individuali




Negli anni '90 i sessuologi Master e Johnson affermavano che un buon rapporto sessuale inizia sempre quando si è ancora vestiti
I due studiosi statunitensi mettevano in evidenza l'importanza della continuità tra l'espressione emotiva precedente ai rapporti sessuali e l'intimità che può crearsi successivamente.
L'intimità emotiva, alla base di una buona comunicazione sessuale all'interno di una coppia, è caratterizzata dai livelli di fiducia e comunicazione tra due partners e rappresenta un elemento che favorisce la costruzione di un terreno di condivisione degli aspetti più intimi tra i membri della coppia.
E' frequente riscontrare come diversi partners - uomini e donne - si allarmino per gli aspetti qualitativi e quantitativi del sesso con il partner, senza manifestare preoccupazione e desiderio di impegnarsi al raggiungimento di una sessualità piacevole.

L'aspetto piacevole della sessualità è spesso rappresentato da un insieme di elementi che vanno ben oltre il coito, e che hanno a che fare con la qualità della relazione affettiva tra i partners, le modalità di comunicazione reciproca sui fattori individuali e relazionali, l'intimità e l'intesa sessuale.
Nell'analisi dei principali fattori che ostacolano il realizzarsi di un'intesa sessuale soddisfacente è necessario affrontare sia quegli elementi individuali che riguardano sé,  quelli che hanno a che fare con il/la partner e gli aspetti qualitativi della relazione.
Tra i principali fattori che ostacolano la costruzione di una buona intesa sessuale, l'ansia è  un fattore che veicola una serie di elementi antagonisti del piacere sessuale, sia a livello neuropsicofisiologico attraverso un processo fisico di eccitazione governato dal sistema nervoso simpatico, sia a livello individuale e di coppia.
Nell'intesa sessuale di  coppia l’ansia può essere generata da fattori che riguardano uno solo dei due partner  o entrambi, e spesso riguardano il calo di attrazione verso il partner, scarse abilità sessuali, o aspetti che hanno più a che fare con l'incapacità di fondere i sentimenti di amore con il desiderio sessuale.

Inibizioni di tipo morale

La comunicazione con il partner sui propri desideri ed emozioni in ambito sessuale può scontrarsi con le inibizioni morali derivanti dall'educazione sessuale ricevuta. Spesso le inibizioni si traducono in una serie di vincoli interni in uno dei partner - e successivamente nella coppia -  che stabiliscono rigidamente cosa è lecito fare da cosa non si può fare nella sessualità. Un'educazione sessuale repressiva è spesso caratterizzata da questi vincoli e la sua manifestazioen comportamentale è spesso un repertorio di comportamenti sessuali caratterizzato da pochi gesti meccanici che è possibile sperimentare solo a determinate condizioni (a letto, durante la notte, con la luce spenta).

Sentirsi poco attraenti
Un altro aspetto individuale che ostacola la costruzione di un'adeguata intimità sessuale è caratterizzato dalle emozioni legate all'insoddisfazione per il proprio aspetto e forme corporee.
La relazione sessuale tuttavia non è la comunicazione tra due organi genitali diversi, ma tra due corpi diversi e, ancora di più, tra due persone diverse. La diversità è la fonte della ricchezza di questa comunicazione, ma è anche un terreno dove questi aspetti possono entrare in conflitto.
Spesso l'insicurezza derivante dalla percezione dei propri difetti fisici porta al timore di un giudizio negativo del partner e agli stati d'animo che derivano da questo timore: ansia e vergogna. La percezione dei difetti del partner e la loro mancata accettazione portano spesso ad un calo dell'attrazione sessuale.

Diversi studi hanno messo in evidenza come la stabilità di una coppia nel tempo è direttamente proporzionale al grado di intimità che i partner riescono a stabilire tra di loro. L’intimità è rappresentabile come un collante di fiducia e apertura profonda tra i partners che per funzionare ha bisogno di essere continuamente alimentato.  Le inibizioni morali, la scarsa attrattiva personale sono solo due degli elementi che si possono rivelare all'altro, a patto che si sia in grado di accogliere le proprie paure e debolezze abbandonando il timore di apparire fragili, vulnerabili o di essere giudicati dal proprio/a partner.


( continua...)

Leggi la prima parte  Problematiche sessuali di coppia: l'intesa sessuale
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*Sessuologia Cagliari Blog festeggia il primo anno di vita*



Un anno fa Sessuologia Cagliari Blog si affacciava per la prima volta su internet.
Mai avrei pensato che un simile esperimento, nato per offrire spunti di riflessioni su problematiche sessuali individuali e di coppia e per creare una possibilità concreta di conoscenza e di contatto diretto con la figura del sessuologo (spesso vissuta come imbarazzante), potesse raggiungere simili risultati.
Ringrazio tutti coloro che seguono costantemente il mio blog,  chi è passato di qua anche solo per una volta, chi mi chiede direttamente ed indirettamente di continuare a scrivere, e che in questi 12 mesi ha contribuito ai quasi 30.000 contatti, diverse collaborazioni con portali internet, e tanti progetti per il prossimo anno. 30.000 contatti sono tanti se penso al primo giorno di vita del blog, ma oggi, dopo questo primo passo, sono una goccia nell'oceano se penso al mio progetto come l'inizio di un viaggio di mille miglia...
Per festeggiare questo traguardo Sessuologia Cagliari Blog si veste di nuovo, e vi presenta un progetto di studio grafico che mi ha visto impegnato per diversi mesi, e che vuole rappresentare un intimo ringraziamento per tutti coloro che seguono con cuore il mio progetto di diffusione dell'informazione psicosessuologica e che direttamente ed indirettamente mi chiedono di continuare con forza, passione, dedizione . Grazie a tutti!
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Terapie riparative: una raffinata forma di perversione



Le negative connotazioni sull'omosessualità suggerite in questi giorni hanno riaperto il sipario di un grande teatro rappresentato dai salotti televisivi che ci hanno esposto a visioni di tristi crociate omofobe ad opera di sedicenti personaggi che promuovono forme di riparazione per i dis-ordini dell'orientamento sessuale.   Le cosiddette terapie riparative riconoscono l'omosessualità come l'esito di un disordine interno all'individuo che la terapia mira a riparare. La riparazione consentirebbe all'individuo sottoposto a trattamento di convertire il proprio orientamento sessuale da omosessuale ad eterosessuale.
Un fantastico mondo in bianco e nero:  una vera e propria forma raffinata di perversione.
Sono passate più di tre decadi dal momento in cui la comunità scientifica internazionale ha messo fine a teorizzazioni ed indicazioni diagnostiche (gravate dal pregiudizio) che tratteggiavano l'omosessualità come una forma di psicopatologia ed invocavano, indirettamente e talvolta non,  una cura.
Nel 1920  è stato lo stesso Freud, celebre neurologo e psicoanalista austriaco a scrivere:

L'impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale
non offre prospettive di successo molto migliori dall'impresa opposta.

Senza per forza scomodare Freud, e al di là del senso comune e dei salotti televisivi, una vasta schiera di studiosi del comportamento sessuale, psicologico e affettivo umano hanno mostrato, attraverso studi culturali e scientifici, che l'omosessualità non è una patologia, ma una variante della sessualità, dell'affettività e del desiderio sessuale umano.
Le terapie riparative giustificano la loro esistenza sulla base di teorie (false perchè non dimostrate attraverso studi clinici e riconoscimenti della comunità scientifica internazionale) sullo sviluppo sessuo-affettivo e relazionale infantile, e sono chiaramente una forma di pregiudizio anti-omosessuale.

Gli psicologi della riparazione sostengono che l'omosessualità sia l'esito di un trauma dovuto alla presenza di genitori disfunzionali, che avrebbero determinato una distorsione e ribaltamento delle componenti maschili e femminili della personalità dell'individuo: una carenza di mascolinità nell'uomo, e una carenza di femminilità nella femmina.


Nel 2002 Shidlo e Schoeder hanno condotto uno studio su circa 200 soggetti omosessuali che si sono sottoposti a terapia riparativa. In particolare lo studio in questione si è posto l'obiettivo di analizzare le motivazioni che spingevano queste persone ad intraprendere una terapia con la richiesta terapeutica di convertire il proprio orientamento sessuale da omosessuale in eterosessuale.
Il senso di colpa e la paura della dannazione, i sentimenti di ansia e angoscia per sentirsi rifiutati dal proprio gruppo di appartenenza (famiglia, gruppo di amici ecc..) e la salvaguardia del matrimonio sono tra le principali motivazioni hanno spinto queste persone ad iniziare un percorso riparativo, che nell'87% dei casi è stato dichiarato un fallimento a causa dell'intensificazione della sintomatologia depressiva ed ansiosa e la comparsa, nel 70% dei casi di nuovi sintomi, quali comportamenti compulsivi, autolesivi, ed ideazione o tentativi di suicidio. Un vero e proprio peggioramento, al di la della perdita di tempo e dei soldi spesi inutilmente.

Le terapie riparative garantiscono-  ad una raffinata schiera di omofobi -  di mantenere e di poter credere che la sessualità umana sia in bianco e nero (eterosessuale sano ed omosessuale dis-ordinato). Nei soggetti dello studio pubblicato nella rivita Professional Psychologyla comparsa di nuove sintomatologie a conclusione delle presunte terapie riparative è dovuto ad un capovolgimento del ruolo del terapeuta, che abbandona la convinzione che l'omosessualità sia una condizione assolutamente normale e naturale e si allinea agli stereotipi e pregiudizi sociali contro l'omosessualità che rinforzano l'odio e il dispresso di Sè, spesso provati dagli stessi pazienti omosessuali (a seguito dell'interiorizzazione di stereotipi e pregiudizi che il contesto sociale utilizza per definire la loro identità).

Un adeguato  intervento clinico mira ad aiutare il paziente o la paziente omosessuale a liberarsi il più possibile dai conflitti che interferiscono con la sua capacità di vivere una vita gratificante in conciliazione con la propria identità ed orientamento sessuale.

Le terapie riparative non sono altro che una forma di perversione che propone una struttura rigida e una visione della sessualità umana innaturale. La sessualità è un sentiero emozionale, relazionale, affettivo che una visione in bianco e nero non può riconoscere. Le terapie riparative non riparano nulla, non funzionano, non correggono, non curano, ma sono strumenti perversi che aiutano a mantenere la convinzione delirante di un mondo in bianco e nero, dove spesso l'avversione verso il proprio orientamento sessuale viene alimentata su una dimensione valoriale di matrice religiosa.


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