Non vivo bene il sesso. Posso usare il Viagra?



Lettera: (...) Le scrivo perchè da un po' di tempo vivo un disagio che ha che fare con la mia vita sessuale. Premetto che sono giovane, ho 28 anni e conduco una vita normale, come la maggior parte dei ragazzi della mia età. Anche se la mia vita procede normalmente mi ritrovo alla mia età a non essere riuscito ancora a vivere con tranquillità il sesso. Quando ho la possibilità di avere una partner mi accade di aver così tanta paura di perdere l'erezione che alla fine accade proprio ciò che più temo. Questo mi causa molto disagio. Mi sono rivolto ad un andrologo che mi ha suggerito il Viagra per sbloccarmi psicologicamente. Le scrivo perchè trattandosi di aspetti psicologici ho dei dubbi e vorrei anche il parere di uno psicologo.



Risposta: Le problematiche relative alla perdita di erezione sono vissute, ad un certo punto della vita,  da un numero elevato di uomini. Queste problematiche possono interessare anche uomini di giovane età, ma le cause sono solitamente differenti rispetto a quelle di uomini che hanno passato la mezza età.
Nello specifico di uomini in giovane età è molto frequente riscontrare la causa della perdita di erezione in problematiche di natura psicologica, infatti, un aspetto psicologico profondo o problematiche legate all'ansia, possono essere fattori che favoriscono la perdita dell'erezione.
Il Viagra è un farmaco che viene utilizzato per difficoltà di erezione su base organica, per esempio dovute a cause vascolari, neurologiche o legate a traumi fisici. E' pertanto un farmaco rivolto ad una tipologia specifica di uomini che soffrono di questo disagio. L'utilizzo nella fascia di età tra i 20 e i 30 anni dovrebbe essere legato a situazioni cliniche specifiche, in genere più rare, e la cui competenza è sempre del medico specialista in andrologia.
Tuttavia il Viagra è uno tra i farmaci più venduti al mondo. Certi dati ci possono suggerire che spesso se ne fa un uso che va ben al di la delle reali esigenze e viene utilizzato anche da molti giovani uomini perfettamente in salute per garantirsi di non fallire con la partner, o per mascherare un problema psicologico che per svariati motivi non si vuole affrontare.

Il Viagra non favorisce l'elaborazione di una problematica psicologica. Spesso viene utilizzato nei casi di ansia da prestazione, anche in giovane età, e questo perchè si è creata una corrente di pensiero che sostiene che la possibilità di avere con certezza l'erezione e conseguente rapporto sessuale nonostante l'ansia da prestazione aiuterebbe a sciogliere il nodo psicologico e a sviluppare maggiore fiducia in sè stessi.
In realtà da un punto di vista psicologico l'approccio alla disfunzione erettile descritto si inserisce in un circuito che alimenta il problema, per esempio contribuendo alla cultura della prestazione e del funzionare sessualmente a tutti i costi. Crea un blocco nell'individuo perchè non favorisce l'elaborazione delle problematiche che stanno alla base dell'ansia. Fornisce una soluzione basata sull'abituarsi a risolvere i nodi psicologici con un farmaco, mentre invece lo strumento elettivo in questi casi è la consulenza psicologica e la psicoterapia.
Il Viagra è vero, garantisce proprio una gran bella figura. A questo il soggetto che ne fa uso, e spesso in giovane età, innesca un circolo vizioso basato sulla performance, per il quale risulterà sempre più difficile accettare di vivere una sessualità più naturale e in linea con le proprie emozioni e sensazioni. In questo caso il blocco psicologico oltre che rimanere intatto perchè nessuna delle paure viene affrontata, viene affiancato da un meccanismo di dipendenza psicologica attivato dalle risposte ottenute a livello di prestazioni sessuali.
Sulla base di queste considerazioni il Viagra non è indicato nella cura di aspetti psicologici, ma risulta sicuramente una tipologia di terapia per tutto ciò che riguarda le problematiche di natura organica. Tuttavia spesso la sua prescrizione è animata dalle migliori intenzioni, ma è importante riconoscere la soluzione che propone. Ci possono essere dei protocolli clinici che integrano l'intervento farmacologico con quello psicologico, e sono quelli più efficaci. Affrontare in psicoterapia gli aspetti psicologici che favoriscono la disfunzione erettile può rappresentare un momento in cui ci si può interrogare sulla propria sessualità, se ricercare ancora scambi sessuali performanti, o se iniziare a costruire una vita sessuale più autentica, liberi dalla paura di non essere accettati, e capaci di dialogare con il/la partner.


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La paura del cambiamento



Le storie degli anni, dei mesi, delle giornate che trascorriamo, spesso ci raccontano di momenti in cui si presenta la necessità di prendere delle decisioni, di prendersi un momento di riflessione ed intraprendere una riflessione. Aristotele, nell'osservare la natura, scriveva che questa non fa niente di inutile. Così la natura e le sue bellezze ci raccontano di un continuo ciclo di rinnovamento, dell'inclusione in un tutto che si muove in armonia e che guarda al cambiamento con fiducia e speranza. Diversamente da tutto ciò, l'uomo ha sviluppato raffinate abilità di mantenere in piedi elementi dannosi e superflui. E' un'osservazione che ci porta ad un paradosso, ma sia che si tratti di una relazione ormai arrivata al capolinea, sia che si tratti di modi di pensare disfunzionali o di un ricordo spiacevole, spesso le persone tendono a conservare tutto e a non disfarsi di niente, e questo perchè spesso si ha paura di cambiare, di rinnovarsi. E' frequente riscontrare che diverse persone davanti ai cambiamenti si bloccano, restano arenate nelle sabbie dell'incertezza e dell'indecisione e non fanno niente per cercare e trovare un terreno solido e di sostegno. Proprio per questo quelle sabbie di indecisione spesso diventano sabbie mobili, un vortice che richiede energie, che si nutre di autostima, che produce ansia e depressione. Così come persone che continuano a stare in terreni aridi, a mostrare a se stessi e al mondo un pugno di paure che li allontana lentamente dalle relazioni. Ma questi sono solo alcuni esempi.
Quando si ha paura di rinnovarsi, di cambiare, spesso si costruisce la propria sicurezza sulle abitudini, la ripetitività dei gesti, le pianificazioni. Attraverso questa visione, il mondo lentamente perde i colori, si sprofonda nella noia, è una visione che ci  illude di tenere lontano i pericoli e di essere al sicuro e protetti.
E' così spesso che le persone hanno la sensazione di vivere appesantite, o in sovraccarico, spesso avvulse da frastornanti pensieri o da emozioni contrastanti.
Riprendiamo la visione che abbiamo ereditato da Aristotele ed immaginiamo un foglio bianco. Lentamente cerchiamo di rappresentarci come un albero, e disegniamo per ogni ramo un aspetto della vita che ci caratterizza, un abitudine, un ricordo, un pensiero, una relazione. Interroghiamo ognuno di questi rami. Tutti si nutrono dallo stesso albero e usano energie, altri diventano dissipatori di energia. Così, si potranno notare rami che richiedono più energia di altri, rami che si tengono ancora e che sono morti e che soffocano quelli che tentano di crescere, rami che hanno prodotto qualche frutto. Così come il ciclo generativo avviene nelle piante, così un bravo giardiniere della mente impara a potare pensieri, ricordi, convinzioni che risultano dannosi. I rami superflui rappresentano una minaccia per il nostro equilibrio.
Una mente che si rinnova è una mente fortificata, che resiste maggiormente agli attacchi esterni, che cresce in maniera armoniosa, e non per ultimo è una mente che produce maggiormente, che si mostra fertile e feconda.
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