Baciami i piedi



La scelta dell'oggetto di eccitazione sessuale che si manifesta per esclusività, continuità e compulsività viene comunemente chiamata parafilia.
Se la modalità di eccitamento sessuale, con le caratteristiche descritte, si stabilizza nel tempo in genere può influenzare negativamente la capacità del soggetto di instaurare relazioni affettive appaganti e portarlo a compiere atti che minano sempre di più la sua libertà, come persona capace di stare in contatto con i propri bisogni affettivi più profondi.

E' certamente vero che gli occhi di una persona che esprime la propria sessualità attraverso pratiche esclusive non vede in genere la gabbia in cui è imprigionata ed è molto frequente che definisca la propria preferenza in termini di libertà sessuale.

E' il caso di Carlo, un ragazzo omosessuale che nel parlare del  suo feticismo riconosce che sin da quando era piccolo fantasticava e desiderava baciare e leccare i piedi di altri uomini.
Ora ha 32 anni e si vanta di avere una carriera di quasi 8 anni da feticista dei piedi. Lo chiamano foot workship e per lui è in maniera esclusiva espressione della sua sessualità. Non è raro, anzi, è una pratica molto diffusa tanto che in diverse città italiane ci sono dei locali dove si può praticare e dove ci si può incontrare. Carlo, nel sesso, assume sempre una posizione di sottomissione: "Sono io che annuso, bacio e lecco i piedi di chi mi fa da padrone". Già all'età di 7 anni Carlo sognava di venire umiliato dai suoi compagni di classe. Quando era più piccolo invece provava molto piacere a toccare i piedi di sua madre, e anche di suo padre. Nella mente di Carlo è rimasta una scheggia, un residuo che si porta dalla sua storia, che nel tempo è rimasto come un'immagine impressa che ha tenuto dentro il suo cassetto.
Carlo è cresciuto con il desiderio di mettere prima o poi in pratica questa sua fantasia, e non appena ha avuto occasione, all'età di venti anni, ha avuto le sue prime esperienze, all'inizio semplici, ma poi ha cercato sempre emozioni più forti che lo potessero far sentire umiliato e quindi eccitato. Per Carlo non è umiliazione, è il suo modo di eccitarsi e la sua ricerca di nuovi feticci è per lui indice di apertura mentale e libertà sessuale.
Con il passare del tempo Carlo si è stufato di leccare solo i piedi, così una sera, approfittando di un viaggio fatto per motivi di lavoro si reca in un locale della capitale, un cruising bar, e si sottopone ad una nuova pratica: farsi sputare addosso da un gruppo di uomini e qualcuno in aggiunta ha praticato il pissing, ovvero ha urinato sul suo viso.
"Dottore, li mi sono veramente eccitato. Sentire quegli uomini che mi sputavano addosso mi ha fatto provare una fortissima emozione. Mi sono masturbato tre volte quella sera, due nel locale, e una a casa quando sono rientrato e ho ripensato alle scene".

Queste pratiche sono molto diffuse e in continuo aumento. I sessuologi hanno identificato decine di pratiche sessuali, c'è l'imbarazzo di scelta. I cruising bar, luoghi di incontro dove praticare sesso, non risentono della crisi. Oltre alla presenza dei feticci la storia di Carlo ci mostra come questi siano legati dal masochismo. Master and Slave, schiavo e padrone, c'è che gode per essere umiliato e specularmente chi invece nell' umiliare

Carlo si è rivolto ad uno psicologo per motivi diversi dalle sue pratiche sessuali. Si sentiva depresso. Nella sua narrazione i racconti sul masochismo e il feticismo vengono riportati con soddisfazione e non come problema, come espressione di una sessualità libera.
La preferenza sessuale per i piedi e le pratiche messe in atto da Carlo diventano un problema nel momento in cui comportano l'impossibilità di gratificarsi attraverso l'incontro amoroso, ma Carlo non pensa a tutto ciò. Situazioni come questa possono esordire in adolescenza, ma come nel caso di Carlo, il feticcio può essere stato investito di un significato particolare già negli anni precedenti. La "perversione" in questo caso diventa una gabbia a causa delle fantasie erotiche stereotipate e tratteggiate dall'ossessione.

La pratica sessuale descritta è frutto di una strategia psicologica inconsapevole, attraverso la quale la persona sente l'obbligo di mettere in atto determinati comportamenti spesso spinta dalla ricerca di emozioni e di sollievo. Il risultato è reiterare continue eccitazioni che vanno ad impoverire l'esperienza erotica con ricadute sulla sfera affettiva e relazionale.
Quando le fantasie sono messe in atto all'interno di un rapporto adulto consenziente, queste, libere dall'ossessività, esclusività e continuità rappresentano l'espressione di un gioco che alimentano una relazione sessuale ed affettiva.
Lo scenario delle pratiche sessuali è molto ampio, ed il feticismo è solo una componente, forse la più frequente e diffusa. Di fatto quando questi sono agiti per lungo tempo e rappresentano l'unico modo di vivere la sessualità, potrebbero rappresentare un area di disturbo, specie quando investono la globalità della personalità del soggetto, condizionandone il vissuto relazionale e compromettendone il funzionamento sociale.
Sono dell'opinione che non è mai abbastanza ribadire che oggi non si parla più di perversione, ma nei casi descritti si parla di parafilia, così come indicato nel DSM IV, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Le parafilie si manifestano con comportamenti compulsivi e ripetuti e non sono in alcun modo comparabili a fantasie con contenuti "perversi", aspetti che tanti adulti riscontrano nella propria sessualità.
La linea di demarcazione è sempre dipendente dagli aspetti di compulsione del comportamento sessuale, il suo non essere esclusivo, e la partecipazione libera e consenziente di un partner sessuale.

Lo sviluppo di una sessualità adulta e di una maturità sessuale, che è anche affettiva e relazionale, è molto complesso e ha inizio dalle nostre pìù precoci esperienze di vita, passando per l'infanzia e l'adolescenza.
Non è infrequente che in questo cammino alcune tappe non vengano superate. Il non superamento crea il terreno per la strutturazione di disturbi della sfera sessuale, il cui riflesso è visibile in età adulta.
In questo percorso sono importanti anche gli eventi traumatici, non solo quelli a carattere sessuale, ma anche abbandoni, separazioni, ed in generale una relazione madre-bambino non sana. E' frequente riscontrare che queste esperienze sono poi portate dall'adulto attraverso i meccanismi dell'angoscia, esprimendosi attraverso un restringimento del campo vitale e l'incapacità di stabilire relazioni affettive significative, e non ultimo una carica di ostilità e rabbia.

Da questo si evince che le psicoterapie saranno efficaci solo nel momento in cui un soggetto riconosce la propria parafilia come un problema e si impegna attivazione per collaborare alla risoluzione della stessa.
L'origine di una parafilia è incerta, ma nel tempo sono state osservate alcune caratteristiche, come la loro natura molto profonda e le emozioni di ostilità e odio che possono sottendere.
Allo stesso tempo è importante riconosce una parafilia come un mattoncino che nell'evoluzione della storia sessuale del soggetto va a strutturare altri disturbi che ne permettono l'espressione.





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