Una cornice per trovare una cornice: Il contratto terapeutico



Le psicoterapie sono degli interventi specialistici veri e propri ed è importante sapere che per essere tali è necessario che rispettino alcuni criteri, già alla base della costruzione della relazione tra terapeuta e paziente. Spesso nell'immaginario comune si pensa alle sedute con uno psicologo come un luogo dove poter parlare un po' di tutto, a ruota libera: "oggi parlerò di questo, poi parlo di questo, poi di quest'altro...", oppure un luogo dove le mie aspettative verranno accolte.
L'idea di voler parlare dei propri problemi non è errata, e nemmeno di avere aspettative, ma un concetto che è importante per chiunque voglia iniziare una terapia, o la sta già facendo, è che questa sia inserita all'interno di una cornice e sia negoziata.

Pensate per un attimo di aver avuto per un sacco di tempo una grande tela a casa, e giorno dopo giorno, avete dato un colpo di pennello, un giorno un po' di verde, un po' di blu, poi il rosso, poi il giallo, qualche pois viola, nero. Alla fine avrete la vostra opera d'arte, che probabilmente vi darà delle emozioni, ma prima di queste, avrà un effetto su di voi se iniziate a guardarla nella sua interezza. A volte ci si può concentrare solo sul nero, a volte sul giallo, oppure vedere solo il rosso. Notare che non ha cornice, non sappiamo definirla. Com'è che per due mesi hai usato solo il rosso? Cosa succedeva? Che effetto ti fa riguardare quel rosso oggi? Che spazio occupa rispetto agli altri colori? E' quello che si vede di più o no?
A quel punto potreste rendervi conto che quel quadro vi spaventa, non lo riconoscete come vostro, vi crea ansia, oppure ne avete paura, oppure vi rendete conto che in realtà ne avevate un'altra percezione. Questa è la metafora per descrivere eventi di vita, una storia sentimentale, la vita passata, ciò che vediamo per il futuro pertanto i colori, la tela, rappresentano minuti, ore, giornate, mesi, anni della vostra vita, vissuta e pensata.
Ora non riuscite più a dipingere. Tutto si è come fermato ed è a quel punto che potreste decidere di richiedere l'intervento di uno psicologo, o psicoterapeuta.

Il primo appuntamento con uno psicologo può essere vissuto con ansia, con la sensazione di aver paura di dimenticare qualcosa di importante o di non riuscire a far capire tutto allo specialista. Oltre che per gli aspetti di contenuto, il primo incontro è sicuramente un momento anche di conoscenza dello specialista e anche questo è un elemento da tenere in considerazione. E' sempre molto importante poi riflettere su come ci si è sentiti, se effettivamente quello psicologo sentiamo che può aiutarci. Gli psicologi e psicoterapeuti sono sicuramente dei tecnici, ma sono anche delle persone, pertanto ognuno ha il proprio stile e la propria personalità al di là delle conoscenze, tecniche, competenze. Non serve tanto per capire questo, bastano due incontri, ed è inutile insistere se sentite che quella situazione non fa per voi. Cercate un altro specialista.

La raccolta del materiale relativo al vostro problema può durare più di una seduta, a conclusione delle quali lo psicologo/psicoterapeuta vi propone un contratto terapeutico. E' una fase indispensabile del processo, e se questo non avviene, chiedete allo specialista perché. Se ho mal di denti ad un incisivo, non posso continuare a parlare del molare del giudizio e della sua forma. Allo stesso tempo, utilizzando la metafora del dentista, è importante riconoscere che per il lavoro in psicoterapia non basta aprire la bocca come si fa dal dentista, ma è necessaria una collaborazione. Pertanto, non porterete la vostra tela e la butterete sulla scrivania dello psicologo, ma vi impegnerete a portarla ogni volta, per un tempo stabilito, con l'accordo di collaborare. Lo psicologo con i suoi strumenti vi aiuterà nell'elaborazione dei vostri vissuti e vi aiuterà ad avere davanti più possibilità di scelta per quanto concerne la soluzione al vostro problema. Le decisioni sono sempre vostre.

Il contratto terapeutico è un momento fondamentale del percorso terapeutico e possiamo definirlo come un accordo tra cliente (inclusa la coppia) e il terapeuta, rispetto ad un certo problema.
Nello specifico di un intervento gli ambiti che divengono oggetto di accordo possono essere tratteggiati nei seguenti elementi:

  • La centratura degli elementi da cambiare nel presente che sono fonte di sofferenza e disagio;
  • Quali risultati si vogliono ottenere attraverso l'intervento. In questo è sempre molto importante definire degli obiettivi che possono essere osservabili e misurabili, per esempio in un ciclo di incontri. Non può essere un obiettivo terapeutico il raggiungimento della felicità, il generico "stare bene" ..... Se soffro d'ansia tutti i giorni, un obiettivo potrebbe essere quello che, a conclusione di 10 incontri, i miei livelli d'ansia siano diminuiti e che ne soffra non più 7 giorni su 7, ma per esempio 3.
  • E' importante che terapeuta e cliente prendano un accordo sulla metodologia di lavoro, ovvero che tipo di intervento è. Spesso mi capita di vedere pazienti che hanno fatto altre psicoterapie che non sono in grado di dirmi che tipo di lavoro hanno fatto, di quale orientamento teorico, su quali obiettivi hanno lavorato.
  • E' necessario definire le regole della relazione tra terapeuta e cliente (definizione dei ruoli, orari appuntamenti, sedute mancate, segreto professionale ecc...). In particolar modo è necessario che il terapeuta, fatte le sue valutazioni, comunichi apertamente al cliente la propria intenzione o no, di seguire il caso, e dall'altra parte il cliente, fatta la propria valutazione, se decide di iniziare il percorso di impegnarsi a collaborare per rendere possibile il cambiamento concordato.
Il contratto terapeutico è una cornice provvisoria per trovare una cornice al vostro dipinto, e di conseguenza al vostro problema. Senza cornice è il caos. Il terapeuta possiede diversi strumenti e diverse cornici che vi aiuteranno a trovare la vostra. Infatti, in una relazione terapeutica non esiste un solo contratto. In generale questo si definisce sempre di più dal momento del primo incontro sino alla chiusura della terapia. Esistono dei momenti facilmente distinguibili:

  • Un primo contratto, che generalmente non è verbalizzato è quello che portate voi, e che pensate mentre siete a casa a guardare il vostro dipinto e avete in mano il telefono con il numero dello specialista. E' anche questo un contratto, implicito, nella maggior parte dei casi fatto di aspettative, a volte anche fantastiche, e che in genere può essere riassunto in "Ho un disagio, un disturbo che mi sta facendo stare male, voglio star bene, tu mi puoi aiutare". Su tutto questo però non c'è chiarezza su quali siano realmente gli obiettivi da raggiungere e tantomeno su quali siano realisticamente le manovre che un terapeuta può fare per aiutare a risolvere il problema. Per evitare il fallimento dell'intervento è importante che tutto questo venga discusso a monte, ovvero prima di iniziare. Pena: "Ma la terapia non funziona".
  • Esiste un primo contratto già a conclusione della prima seduta, quando il terapeuta riassume ciò che ha capito fino a quel punto. Il paziente deve essere attivo e confermare al terapeuta che effettivamente ha capito bene, oppure ritrattare se sente di non essere stato compreso. In questa fase il terapeuta generalmente può chiedere al cliente di iniziare a riflettere su alcuni aspetti che gli sono risultati oscuri durante il colloquio. In genere riconvoca il paziente per un altra seduta, o più di una.
  • Il vero contratto è possibile definirlo dopo qualche seduta, in quanto è necessario che il terapeuta abbia chiarezza sulla situazione e abbia avuto modo di riflettere sugli obiettivi terapeutici. Il paziente conferma che il terapeuta ha enunciato tutte le aree di sofferenza.
  • Il contratto può essere ridefinito quando non è più utile, per esempio se si è raggiunto un obiettivo e si ridefinisce un nuovo obiettivo, quando un obiettivo è più urgente di quello che è stato definito (per esempio riprendersi da una crisi ecc...), quando o il terapeuta o il cliente non è soddisfatto (il terapeuta ha bisogno di più collaborazione, il cliente è deluso dalla terapia....).
E' molto importante che questi elementi siano la bussola in una relazione terapeutica. Il rischio più grande è che senza una chiara esposizione degli obiettivi e del contratto terapeutico le sedute possano essere vissute in maniera frustrante, con la sensazione di avere un sacco di cose da rivedere di sè ed allo stesso tempo non capire quali.  Non avere chiari i momenti in cui si raggiungono risultati, e pertanto impoverendo la forza verso il cambiemento. Questo crea impotenza e sfiducia nel paziente, ma ha i suoi effetti anche sul terapeuta. Un intervento terapeutico dev'essere sempre orientato, pena, il ritorno ai vomitorium, dove "mi svuoto, ma non so cosa ho vomitato, perchè mi è successo, che effetto mi fa". E di conseguenza il mantenimento del problema con la frustrazione di aver tentato senza esser riusciti a fare nulla. In quel caso si potrebbe alimentare una sfiducia nella categoria e decidere di non rivolgersi più a nessuno, perchè tanto "Ne parlo con la mia amica". La cosa importante è che dovete essere d'accordo. Non potete iniziare una terapia se non condividete ciò che il terapeuta vi ha proposto, ed in generale, un buon terapeuta ascolta sempre l'intervento che un paziente fa rispetto agli obiettivi della terapia. Senza bussola non si va da nessuna parte e si brancola nel buio, terapeuta e paziente.





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Sexting: lo fanno solo gli adolescenti?



Nella continua evoluzione della comunicazione digitale assistiamo a un continuo crescere delle possibilità che questa porta a chi l'utilizza.
Spesso mi capita di osservare quanto ancora alcune persone considerino la sessualità come una parte staccata da se, un'aspetto della propria identità che si esprime solamente quando si è a letto, ovvero durante il coito. La sessualità, vista in questo modo diventa qualcosa di proibito, qualcosa che provoca "fame", mentre invece ogni giorno nel dirci chi siamo, diventa una possibilità ricordare che abbiamo anche la nostra identità sessuale, e che anche attraverso questa noi ci orientiamo. Una sessualità nutrita solo durante il coito diventa una sessualità povera, ed è bene iniziare a pensare che quel momento è solo la fine di un processo. 

Restando in tema di comunicazione, la nuova tecnologia non è un pericolo, perchè sappiamo bene che "il mostro esiste sulla base dell'uso che ne facciamo". Pertanto tutti quei lucidi ed indifesi Iphone che possediamo, in realtà sono li per aiutarci a comunicare con più strumenti e diversamente da quanto avveniva nel passato. E quindi possiamo comunicare non solo la foto di auguri per Pasqua con il coniglio, ma anche comunicare altre parti di noi.

Nello specifico della sessualità e tecnologia il Sexting è l'associazione di due parole, "Sex" (sesso) e "texting" (invio di messaggi) ed è un fenomeno in costante crescita anche in Italia. Si è iniziato a parlare maggiormente di sexting sopratutto per gli adolescenti, dovuto anche al fatto che a causa dell'invio di foto di nudo, alcune giovani, a seguito di cyberbullismo, si sono tolte la vita.

Gli adolescenti sono ovviamente molto curiosi rispetto alla sessualità, e se negli anni 90 la curiosità di un adolescente al massimo poteva essere soddisfatta recuperando il giornale pornografico di uno zio da vedere con gli amici, oggi tutto questo è superato da internet e dalla comunicazione digitale. A questo va sempre aggiunto che gli adolescenti andrebbero adeguatamente educati alla presenza di questi strumenti, aiutati a valutare il loro potenziale, con chi aprirsi e fare esperienza, e quali sono nello specifico i rischi nel fare sexting.
Ma anche tanti adulti rischiano.
Il sexting è una forma di comunicare contenuti riguardanti la propria sessualità, ed in generale è uno strumento per potersi eccitare e fare eccitare nell'adulto, che assume connotazioni diverse nell'adolescente, più di tipo esplorativo. E sin qui, per tutti gli adulti, credo che eccitarsi possa piacere a tutti, sempre che per qualcuno non sia eccitante ricevere la foto di un gelato che cola.
Il sesso virtuale non è questione di oggi, ma è sempre esistito, da quando sono nati i computer, iniziando per le chat (Irc....ecc...) per poi arrivare alle prime webcam e l'utilizzo di Msn. Oggi l'elemento che contraddistingue questa nuova modalità di sesso virtuale è l'immediatezza: posso mandare un messaggio ovunque mi trovi, in qualsiasi momento, e tutto è a portata di mano. Tecnologia. Non serve più rientrare a casa, accendere il pc, accendere la webcam, chattare. 
                                                                                           
Ci vogliono pochi istanti per scattare una foto ed inviarla tramite sms, o ancora meglio con messaggistica come Whatsapp, Instagram ecc...
Non è un fenomeno che riguarda solo gli adolescenti, ma gli adolescenti sono più a rischio perchè più vulnerabili. Si trovano in una fase di esplorazione, di comprensione di ciò che sta avvenendo nel loro corpo e identità, e mostrarsi spesso significa cercare la conferma di ciò che si è. In Italia si stima che il 20% invia immagini erotiche, il 40% le riceve. Molti genitori sottovalutano la presenza del fenomeno e spesso pensano che "quell'angioletto della propria figlia/o" non potrebbe mai fare qualcosa del genere. Da sessuologo e educatore sessuale sento la necessità di ribadire che i genitori parlino apertamente ai loro figli di tutto ciò. E' utile chiedere loro se ne hanno mai sentito parlare, ed in generale, considerare il fatto che molti adolescenti non conoscono il termine "sexting", pertanto spiegate di cosa si tratta, semplicemente: "Scatti una foto di te nudo e la invii". Non turberete nessun animo, ma aiuterete vostro figlio/a a capire. Se siete in difficoltà, e in più sospettate che vostro/a figlia/o lo faccia chiedete aiuto.

Se invece avete trovato immagini, testi o video con contenuti sessuali espliciti sul telefonino di vostro figlio è importante assicurarsi subito che sia consapevole dei danni che possono esserci nell'invio di quelle immagini o video, ed allo stesso modo se avete notato foto nude di altre persone sul cellulare. Non temete, usate quest'esperienza per costruire la possibilità di un dialogo. Non colpevolizzate, ma avviatevi alla comprensione e costruzione di un dialogo più aperto anche in termini di sessualità.

E' importante che vengano capite le motivazioni. Mostratevi calmi e accoglienti e cercate di capire. Gli adolescenti possono portare diverse motivazione allo scattarsi delle foto nude: mostrarle ad un amica per vedere se anche lei è così, fare una prova d'amore per il compagno della quale vostra figlia è innamorata, oppure può esserci una minaccia di qualcuno che le/gli chiede questo. In questa fase è molto importante informare vostro figlio che la produzione e realizzazione di quel materiale è illegale e che potrebbe avere delle ripercussioni. Se tutto questo è successo è importante considerare la possibilità di richiedere aiuto.


Ma il sexting è solo questione di adolescenti?

Anche gli adulti sono continuamente stimolati dall'idea di entrare in continuo circuito di piacere e di immaginazione, nel limite di ciò che è reale da ciò che è virtuale.
E' interessante notare come l'essere umano sia dotato di grande ingegno nel creare nuove forme di comunicazione e scambio, ed allo stesso tempo mostri la propria vulnerabilità nel momento in cui queste possono essere utilizzate.
Il rischio del sexting per un adolescente è ovviamente dietro l'angolo: ricatti, cyberbullismo, umiliazioni .... 

E per l'adulto? E allora il sexting può divenire uno strumento molto eccitante, che a volte consiglio a delle coppie che vedo in terapia sessuale, da essere vissuto all'interno di una relazione dove viene garantita la possibilità di essere protetti. Se entriamo in siti o applicazioni Iphone che diventano luoghi di incontro per potersi conoscere non è infrequente che su 10 profili 7 abbiano in mostra parti del corpo, come la foto sopra,  piuttosto che il viso. Questo è già un primo messaggio che ci dice che certamente quella persona non vuole andare a cercare farfalle con voi, e che con l'andare avanti della discussione, sicuramente dopo qualche battuta su colore degli occhi, capelli, ecc.... vi chiederà la taglia del seno, o le misure del pene... magari allegando qualche foto. L'eccitazione potrebbe portare ad accettare, ma, non è quello il momento per il sexting. Quello si chiama "dammi una foto che se non mi piace la strappo e ti mando via", oppure "Ho bisogno di masturbarmi (e forse) fatto questo ti mollo".

In questi casi è sempre bene riconoscere alcuni aspetti che possono rappresentare delle trappole, per le quali è importante non andare oltre.
In genere è bene non fare sexting con persone che attraverso internet vi danno da subito l'impressione di volere poche informazioni su di voi, o che esordiscono con una sequenza del genere:

Nick:  Da dove?
Tu:     Da ......
Nick:  Anni....?
Tu:     ...........
Nick:  Foto?

E da li potete ricevere il benvenuto nel mondo dell'incontro virtuale e poco dopo anche del sexting, scambio di messaggi e foto hot in chat o per sms, che come abbiamo detto può rappresentare un gioco da prendere sul serio, perché non è privo di controindicazioni. Un adolescente spesso non ha questa capacità di analisi della situazione e se pensiamo ai dati Eurispes e Telefono Azzurro in Italia 1 ragazzo su 4 ha fatto sexting almeno una volta, e nel 47% dei casi ha tra i 10 e i 14 anni. 
Ma nel mondo adulto si possono prendere le giuste distanze, non demonizzare il sexting, ma farlo solo quando si è certi che davanti si ha una persona che ci rispetta. E allora l'eccitazione sarà ancora maggiore.




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L'amore non è bello se non è litigarello



La fase dell'innamoramento è un momento della vita di una coppia in cui l'incontro tra i due partner sembra essere totalmente casuale.
Con l'altro sentiamo di aver trovato tutto quello che ci mancava, e per certi aspetti può risultarci familiare. Frasi come "Mi sembra di conoscerti da sempre", non sono infrequenti. Ma i nostri rapporti d'amore certamente non nascono nel momento in cui incontriamo un potenziale partner, ma molto prima.
Gli atteggiamenti, il carattere, qualche altro aspetto può ricondurci a riprendere dalla nostra memoria componenti che ci riportano al rapporto d'amore con le nostre figure primarie di attaccamento, i nostri genitori. "Non vorrò mai un fidanzato come mio padre", "Mi piacerebbe sposare una donna come mia madre", sono elementi che fanno parte del nostro mondo affettivo, e che inevitabilmente portano ognuno di noi, nell'incontro con un partner, a muoversi cercando di allontanare quelle figure, oppure di ricercarle più attivamente. A volte può succedere che l'incontro con un partner possa attivare anche una risposta per la quale, nell'altro si cerca qualcuno a cui vorremo assomigliare.
Il destino di una coppia è segnato sin dall'inizio, dalle prime battute scritte, da ciò che succede e da quanto ognuno di noi è consapevole di quanto succede nel presente e quanto può riconoscere della pellicola della sua storia d'amore. Inutile spezzettare la pellicola del film, questa, la nostra storia d'amore, ha un inizio, e non è quello dell'incontro con un partner. L'innamoramento porta con sé un elemento che è pura eccitazione, l' idealizzazione del partner, e che si traduce in una fusione tra Io e Tu. Un'unica cosa. E' una fase dove possono esserci persone che non riescono ad entrare, per paura di restare soffocati dalla relazione. Ciò che penso sia importante riconoscere è che, a prescindere da ciò che succede, dall'attrazione fisica, ecc... il momento di innamoramento è terreno privilegiato per riattivare parti di noi più profonde, a volte anche irrisolte, e che possono sfuggire dal nostro controllo. Non è infrequente per alcune donne ritrovarsi dopo un po' di tempo assieme, sole, perchè il partner è fuggito. E questo è solo un esempio.

In tutto quel periodo di vita di coppia che possiamo identificare come innamoramento è frequente non dare importanza alle possibili divergenze o incompatibilità, perché può capitare che le gratificazioni che ognuno dei due partner trova all'interno della relazione abbiano un peso maggiore della perdita di altre fonti di soddisfazione personale: "Non voglio rovinare quello che sta succedendo". Ma poi le cose cambiano e ci si toglie la maschera.

Superata la fase di innamoramento e calati nella vita di coppia ci possono essere dei partner che rimangono imbrigliati in configurazioni di coppia dove il conflitto diventa la torta che ogni giorno si mangia a colazione... ma anche a pranzo e cena.
Per ciò che ho potuto osservare, nelle coppie dove i litigi e il conflitto è sempre molto accesso e diventa il rosario da sgranare ogni giorno, spesso si presenta un grande paradosso rappresentato dal fatto che entrambi i partner hanno una difficoltà a viversi separatamente, ma a differenza di una coppia simbiotica, questa tipologia di progetto di coppia prevede che non sia possibile comunicare all'altro il bisogno di vicinanza. Pertanto, in coppia, non separati, ma lontani. E allora il "Tu sei distante, non mi consideri", spesso viene utilizzato perché realmente il partner, o la partner può avere delle difficoltà a sintonizzarsi emotivamente, ma questo in alcuni casi è anche un modo per rimanere barricati nel proprio passato, spesso caratterizzato da analfabetismo emotivo, frustrazione dei propri bisogni affettivi ...
E allora la storia affettiva della coppia diventa una riproduzione ossessiva di quel film, perchè non si conoscono altri modi di amare, se non quello della rabbia, del litigio, perchè i propri bisogni non vengono riconosciuti. E allora l'idealizzazione del partner iniziale contiene in sé un messaggio, che è quello: "Con te potrò vivere ancora quella tragedia che a me fa ancora molto male e che non riesco a risolvere".

Tante coppie nascono con questo presupposto. Quel partner è tranquillo e mi lascerà buona/o rispetto alle mie cose. Oppure le grandi aspettative di salvataggio: "Lui si che mi salverà, con tutto l'amore".

Da un punto di vista esterno, le coppie che si sono specializzate nel conflitto mostrano un costante agonismo e i partner sono costantemente posizionati simmetricamente: "Io voglio questo", "Io voglio quest'altro".
Nonostante le continue oscillazioni e i crolli in momenti di depressione profonda, questa tipologia di coppia trova delle soluzioni per poter far pace: i rapporti sessuali. E' nel momento in cui questi vengono a mancare che in genere chiedono aiuto ad uno psicologo.Il rapporto sessuale è il fine ultimo di una danza erotica dai colori e movenze del litigio.

Dario e Francesca stanno assieme da tre anni e arrivano a consultazione perché da qualche mese Dario non desidera più avere rapporti sessuali con Francesca. Le liti sono continue, Francesca, nonostante mostri tutto fuorché un reale interesse per Dario, che svaluta e considera un vibratore, pretende un rapporto sessuale.
Non si capisce perché sia così importante il rapporto sessuale prima di tutto il resto. Lo spedisce dappertutto, andrologi, urologi, ortopedici, ma lei non si interroga mai sulla relazione, su di lei.
Solo dopo emerge che Francesca è fuggita da casa dei genitori, una coppia anaffettiva che non ha mai pensato a lei, se non a comprarle qualche giocattolo. Una stanza piena di giochi, ma vuota d'amore.
La rabbia per tutto questo l'ha portata ad andare via a 18 anni, a fare diverse stagioni nel Nord Italia e quando Dario si è trovato in vacanza nell'albergo l'ha conosciuta. E' stato amore a prima vista.
Dopo un mese Francesca è rientrata e si è subito trasferita a casa di Dario, che nella fase di innamoramento le ha promesso tutto l'amore del mondo, per una creatura come lei, sputata dall'inferno.
E' su questa promessa che Dario e Francesca litigano. Il suo amore non è mai abbastanza, lui non ha patito quello che lei ha patito, pertanto anche lui deve soffrire. Dario non riesce ancora a mettere fine a questa relazione. Una relazione dove l'amore si chiama rabbia e pretese. E i rapporti sessuali?

Le caratteristiche di una coppia che funziona con la benzina del conflitto sono in primo luogo il rifiuto, e in secondo luogo tratteggiare nella relazione delle aree in cui è possibile garantirsi la distanza dal partner. L'obiettivo è scoraggiare qualsiasi avvicinamento del partner. I rapporti sessuali hanno la funzione di essere un sistema autoregolativo quando la simmetria del rapporto diventa insostenibile e produce la possibilità di una rottura della relazione.

Dario e Francesca hanno appreso queste modalità di relazione nei loro contesti genitoriali, caratterizzati da aggressività, competizione, e povertà affettiva. Ognuno di loro si muove spinto dalla possibilità di risolvere, nella relazione con l'altro, un dolore che brucia, in un terreno relazionale dove la disconferma e la squalifica dell'altro sono l'ingrediente per rendere il rapporto indissolubile. Ma non è la coppia il luogo di risoluzione dei propri passati che fanno male.
La coppia conflittuale presenta una forte simmetria nei ruoli, a volte non ci sono vittime e non ci sono carnefici, ma in generale è quasi sempre preclusa ogni possibilità di raggiungere un accordo.
Sono coppie dove i dialoghi sono caratterizzati dallo mettere in risalto sbagli e limiti del partner e rifiutare e svalutare i propri bisogni.

In generale, da un punto di vista relazionale la coppia conflittuale presenta la caratteristica di entrambi i partner o a volte solo uno dei due con più forza, che tenta di definire la relazione senza preoccuparsi di ciò che l'altro può dire. A volte vedere questi partner da la sensazione di vedere persone che hanno firmato le carte per rinunciare a vita ad una relazione d'amore.
Essendo presente una forte simmetria, spesso può accadere di osservare che solo uno dei partner sembra essere più oppositivo. Molti uomini, in questo tipo di relazione sviluppano sintomi psicosomatici, tra questi anche le disfunzioni sessuali, che spesso rappresentano il compromesso autoregolativo per mantenere la relazione, non esprimendo la rabbia per le squalifiche e disconferme, e mantenere irrisolte le questioni che hanno portato alla nascita di quella relazione.

Due persone ci sono, i conflitti ci sono, ma spesso l'amore è l'unico grande assente.














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