Capodanno ... senza lanci fantozziani




Mi trovo nel mio studio, quello vero, e non quello virtuale che da il nome il mio blog. L'ultima persona è andata via da mezz'ora e prima di lasciare questo spazio, nel quale passo tanto tempo nei giorni della settimana, ho pensato di scrivere un breve post di riflessione sui festeggiamenti della notte di San Silvestro.
L'immagine che ho scelto non vuole rappresentare la pentola per la pasta del cenone di Capodanno. 
Il 31 Dicembre e' la festa dei rituali magici, dell'oroscopo dell'anno e delle promesse. In questi giorni, come psicologo, ma anche come persona, ho spesso sentito in varie situazioni come quella di prendere un caffè al bar, persone che non hanno perso l'occasione per comunicare i propositi per il prossimo anno: 'Smetto di fumare' sicuramente tra i più gettonati. Il capodanno diventa sempre più per le persone un momento in cui essere impulsivi, in cui liberarsi di cose vecchie, spesso senza capire il senso di quello che si vuole comunicare. La comunicazione è spesso esterna e poco interna, nel senso che si fanno delle cose per dimostrare qualcosa agli altri, e poche per dimostrare delle cose a se stessi. E poi mi spiegate perché il 31 Dicembre e non un altro giorno dell'anno? Il rituale ossessivo vuole sia questa la data. Come se si spezzettasse in fotogrammi la storia di una persona, che dal 1 Gennaio sarà piena di nuovi propositi e magari dal 3 Gennaio avrà già ripreso a fumare, la notte di San Silvestro ci offre un mix di emozioni, talvolta confuse, ma forse tutti con un sottofondo importante: quello delle nostre esistenze, alcune che scorrono, altre ormai ferme da tempo. Così il capodanno diviene un momento di no-sense, di pianti per un anno che va via ma non si sa perché, di lanci di roba vecchia dalla finestra 'perché si fa', senza sapere cosa realmente si vuole comunicare con quel gesto, o di cosa esattamente ci si vuole liberare. Il 31 Dicembre diviene il giorno dell'oroscopo, pensieri magici che ci vedono tutti accomunati in 12 abiti diversi, senza considerare che ognuno ha una propria esistenza e che ognuno ha il proprio abito, di certo non costruito dalle stelle, per quanto abbia amato la S.ra Hack, ma sono certo che lei sarebbe d'accordo con me. Ognuno e' attivo nel costruirsi il proprio abito e  lo si può fare se si smette di lanciare impulsivamente le cose e ci si educa ad abbandonare qualcosa per poter poi cambiare, senza magie, senza oroscopi. 'Iniziare nella maniera migliore l'anno', si è possibile, a patto che sia accompagnato da una riflessione su ciò che vogliamo cambiare nel nuovo anno, e se ci pensiamo, forse non è il caso di aspettare ogni anno al 31 Dicembre. Lanciare le cose, lanciare relazioni, lanciare il datore di lavoro, lanciare le sigarette per poi fumarle nuovamente dopo 3 giorni denotano un carnevale di non-sense, di incapacità di comprendersi, di impossibilità di costruire. Non è liberandoci delle cose che risolveremo i nostri problemi, ma accettando di tenere quella cosa che ci disturba, per capirla e poi maturare la possibilità di abbandonarla. Ma la guarigione non avviene con un tappo di champagne, nemmeno in un'ora di euforia e di trenino dell'amore. In questo modo il capodanno diventerà quel momento in cui si abbasserà in maniera illusoria la fiamma, ma nei giorni dopo niente sarà cambiato e i rituali di Mago Otelma non avranno avuto i loro sperati effetti. Dalla pentola non si esce lanciando fuori una carota o una patata con la quale state bollendo. A tal ragione, le persone con le quali ho lavorato durante il periodo di vacanza, sino ad oggi, mi dimostrano quanto si importante portare avanti un cambiamento in maniera costante, dove i botti di Capodanno diventano un dettaglio, e il cambiamento diventa la motivazione più importante per festeggiare con un brindisi di volta in volta un traguardo raggiunto.
Ringrazio tutti per l'attenzione che date ai miei post sul blog, e per il crescente interesse verso la mia pagina facebook, che in maniera inaspettata, proprio oggi ho avuto modo di vedere le tantissime condivisioni.
Grazie. Un augurio di nuovo anno di riflessione, di progetti concreti, di espressione delle vostre emozioni e dei vostri bisogni
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Antonio Dessi
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Per un Natale davvero ricco. Tanti auguri!



E' Natale quando non ti senti in difetto e riesci a gioire della tua capacità di esprimere ciò che senti per l'altro. Mai come altri periodi dell'anno il Natale rappresenta uno dei momenti migliori per mettere in evidenza la difficoltà di esprimere le proprie emozioni, ciò che un mio maestro chiama analfabetismo affettivo ed emotivo. Carla, per il settimo anno consecutivo scarta il regalo del suo fidanzato, Marco. L'ennesima coppia di orecchini acquistata in una delle gioiellerie più rinomate della città. Pronuncia un "grazie", un abbraccio spezzato, e osserva quelle luccicanti pietre che per tutto l'anno l'accompagneranno sino al prossimo Natale. Una catena d'oro, luccicante e algida che imprigiona il cuore, toglie il respiro, spiazza per la sua potenza comunicativa: il valore dell'oggetto, la povertà affettiva. Marco si sente soddisfatto, il suo si che è un bel regalo, e anche per questo Natale la sua Carla sarà contenta e resterà con lui nel suo deserto tra gli scorpioni. Ah si, ma con un paio di orecchini brillanti. Gli orecchini hanno funto da sedativo per Carla. Tutti i problemi con Marco sembrano scomparsi e per un attimo ha anche pensato che lui possa amarla e che lei lo ami veramente.


E' una storia triste come tante. Il Natale è sempre una cartina tornasole. In tanti casi si colora di nero. 
Il Natale è il momento dell'anno in cui le persone si trovano disarmate, incapaci, quasi impazzite. Inseguono i regali, svuotano i portafogli, in un gioco perverso "più spendo più sei importante per me". E poi quegli orribili bigliettini. Basta andare nelle cartolerie e notare che ogni anno diventano sempre più piccoli e glitterati, creature create ad hoc per lenire l'ansia di chi non sa cosa scrivere, di chi non sa donare una parola o scrivere un pensiero. Si, il Natale ci ricorda l'incapacità di esprimere l'affetto, i sentimenti, e non l'illusione di restare in contatto con tutti in allegria che ci propina la foca della pubblicità della Vodafone. Non servono 1000 minuti al mese di telefonate per esprimere il proprio affetto. Valanghe di messaggi e telefonate, poche raccontano di quanto una persona sia importante per un altra.

Per non parlare degli alberi di Natale griffati, algidi, marchiati a fuoco dal primo sponsor di turno che ha acquistato lo spazio. Il vero albero sono le relazioni che instauriamo con gli altri, ciò che ci sostengono. Esiste un incapacità dilagante che ha creato un vuoto nella capacità di stringere realmente una relazione forte.
E chi compra anelli e orecchini con micro-biglietti griffati e abbinati alla carta del regalo con scritto "Tanti auguri di buon natale amore", non venga a dirmi il contrario. Per favore.

Nessuno si interessa più alla reciprocità, ma l'interesse è alla corsa, all'impulsività, alla nausea per non trovare il "regalo" giusto. E nel frattempo scorre un mondo di relazioni che muoiono, di occhi che non vedono, di mani che non si pronunciano verso chi aspetta un gesto. Ah si certo, poi c'è la linea del "Perchè dovrei fare un gesto per primo". Chi sa donare non teme di essere il primo a farlo, e non teme di non ricevere niente in cambio, perchè la gioia non sta in quel che dona, ma nella libertà di poter esprimere i propri sentimenti.

In tanti interrogano l'organo cuore, in cerca dei sentimenti da esprimere. Il cuore è un organo, e i sentimenti nascono dalla libertà. Si provano sentimenti se in è in azione. Nella palude, solo micro-biglietti glitterati.
C'è chi scarta per l'ennesima volta sempre la stessa cosa, c'è chi compra un regalo tanto per liberarsene, "E anche quest'anno è andata. La nonna è sistemata. Per il nonno la bottiglia di vino". E quel nonno o nonna hanno bisogno di abbracci.

Sono pochi coloro che "spendono" per un abbraccio, per un bacio, per dire "ti amo" al proprio fidanzato, o comunicare l'amore incondizionato per un fratello, una sorella, una madre, un padre.
Per non parlare poi dei bambini. Il tormentone Peppa Pig, senza abbracci, baci, raccontare loro quanto sono importanti per voi, scrivere loro una lettera che rileggeranno quando saranno grandi.

Sono storie di alberi di natale, persone, con poche luci, o storie di alberi di natale con luci finte, algide, e luccicanti. Le relazioni non si acquistano nel primo negozio di bricolage a prezzi stracciati. Le relazioni illuminano il vostro albero, vi sostengono e vi permettono di costruire una vita affettiva e relazione in equilibrio.
Ci ammaliamo in assenza di relazioni. Un mio maestro un giorno disse: "Da soli non andiamo da nessuna parte". Sembra una frase scontata, ma non lo è. Puo' non esserlo in base alla profondità con cui ci interroghiamo, con cui capiamo come stringere in maniera più forte le relazioni. E' frequente notare un ballo di persone che non si toccano, che non si guardano, che si schivano. Eppure sono convinte del contrario. Un tormentone più forte della Macarena.

Allora penso al giorno di Natale come una risorsa, un momento per interrogarci sul nostro albero di Natale, su quante luci ci siano, quante persone lo illuminano. Le luci finte restano impolverate se non facciamo una manutenzione, se non controlliamo e sostituiamo quelle fulminate, quelle intermittenti e se con il tempo non ne aggiungiamo altre. Allora si che sarà Natale.

Natale è confermare il nostro affetto, comunicarlo a parole chiare e guardando negli occhi, un momento per stringere più forte legami, la nostra unica vera risorsa. Pellicce, scarpe griffate, l'ultimo oggetto hi-tech sono solo briciole disperse in una strada vuota. Una strada che ci porta alla solitudine.

A tal ragione c'è crisi. Si, crisi d'affetto, tutto ciò che rende più aridi e ci fa ammalare ogni giorno sempre di più. L'albero si secca, si piega, e restano poche o nessuna luce. Magari sotto qualche pacchetto regalo: un profumo, un maglione, una sciarpa. Nessun abbraccio, nessun bacio, nessun biglietto.

Il mio augurio di buon Natale e buone feste a tutte le persone con le quali lavoro ogni giorno in studio, e a tutti coloro che mi seguono in questo spazio e mi scrivono. Un augurio di buon natale di baci, abbracci e autenticità, senza che nessuno si senta in difetto.
Il più piccolo degli oggetti assume un valore non per il suo costo, ma per chi te l'ha donato e per la relazione che vi caratterizza. Il più costoso dei regali con micro-biglietto "Buon Natale e Felice Anno Nuovo" è solo una briciola in un vuoto affettivo.

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