I disturbi sessuali e la loro risoluzione



Spesso si dice che il sesso non è importante, che l’amore vincerà su tutto, che il sesso “vero” è unito all’affetto, ma la mia esperienza clinica mi ha dimostrato con sempre più forza che la sessualità è fondamentale per la regolazione delle emozioni di piacere e che nessuno, ma proprio nessuno, ne farebbe a meno, e inoltre che i sentimenti sono incarnati, ovvero si esprimono anche attraverso il corpo, il sesso, l’attrazione, la seduzione. Che esiste “fare l’amore”, ma anche “fare sesso”. Non esiste un modo giusto di espressione, ma una via da costruire sul sentiero del piacere, e sulla comprensione del proprio momento esistenziale, dinamico e mutevole. Esperienze di conoscenza di sé. Avere un problema sessuale significa a volte sentirsi mutilati, incompleti, e le ferite sono molto profonde. Problematiche affrontabili, a patto di avere un po’ di pazienza e dedicarsi del tempo.
I disturbi sessuali possono avere causa organica, psicologica o mista; essere primari, ossia presenti da tempo nella vita della persona, secondari cioè acquisiti dopo una spiacevole esperienza; situazionali, ossia presenti solo in particolari situazioni o condizioni sessuali, generali, presenti sempre ogni qual volta si tenta o si ha un rapporto sessuale.
Le problematiche sessuali, sia femminili, sia maschili, vanno considerate secondo una prospettiva integrata.E’ necessario che la richiesta di aiuto venga accolta considerando tutti questi aspetti, e pertanto concentrandosii sul significato e sulla funzione, prendendo in considerazione tanto l’aspetto biologico quanto quello psicologico. Mai separatamente. Ogni persona ha la sua terapia personalizzata.
Inoltre, le persone che si rivolgono ad un sessuologo o uno psicoterapeuta specializzato anche nel trattamento delle disfunzioni sessuali e problematiche di area sessuale devono inizialmente rinunciare all’idea proveniente da un retaggio culturale molto forte del “risolvere subito”. Essendo dei disturbi di area psicosomatica, il lavoro in psicoterapia è molto delicato e comprende un modello che si muove nell’elaborazione dal somatico allo psichico attraverso la ricostruzione di senso, congrua con l’organizzazione di personalità della persona che ne soffre e il sistema di relazione in cui è inserito/a.
Il trattamento di queste difficoltà non si può prescindere da queste definizioni: nella valutazione clinica vanno analizzate le diverse aree della vita della persona, che permettono di identificare il significato, oltre il comportamento, della difficoltà sessuale che viene presentata.
Sia a Cagliari sia ad Olbia mi occupo di disfunzioni sessuali e problematiche di area sessuale dal 2005 seguendo un approccio integrato, oltre alle classiche tematiche di richiesta di aiuto in psicoterapia (ansia, depressione, problematiche relazionali..).
**NOVITA’**
Inoltre per le persone che mi contatteranno da Olbia ho una novità. Nel tempo ho avuto modo di instaurare relazioni professionali con specialisti medici della zona. Questo ha portato al desiderio congiunto di collaborare in maniera più veloce ed efficace all’interno di un importante Centro Polispecialistico della zona, del quale vi parlerò presto e che offre l’aiuto di professionisti di area chirurgica, endocrinologica, ginecologica, andrologica e altri. La scelta è data dal fatto che per il trattamento di queste difficoltà la co-presenza di più specialisti facilita la persona nel processo diagnostico ed evita spesso lo scoraggiante percorso di entrare in più studi specialistici e il rischio di sviluppare sfiducia. Il vantaggio è quello di poter contare su un équipe di professionisti che lavora attivamente assieme su ogni caso. Un unione di forze e competenze per il benessere delle persone che richiedono aiuto e chiedono professionalità e discrezione sui temi per cui soffrono.
Per avere più informazioni o un appuntamento contattatemi al 3921350189 dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 14.30
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Cosa sono i disturbi psicosomatici?



Ciò che caratterizza i disturbi psicosomatici o somatizzazioni è la presenza di sintomi fisici che fanno pensare ad una condizione medica organica e che non sono invece giustificati da questa. Naturalmente è possibile che tali sintomi siano invece conseguenza di una causa patologica reale, ed è fondamentale prima di porre l’ etichetta disturbi psicosomatici o somatizzazione ed avere accuratamente indagato ed escluso precise cause organiche. Per definizione infatti nei disturbi psicosomatici non vi è nessuna condizione medica organica diagnosticabile a cui possano essere attribuibili i sintomi fisici. Ma quando la causa di una patologia è dubbia, la possibilità che sia di origine psicosomatica deve essere presa in considerazione. Anche perché sono disturbi assai comuni e frequenti, che rappresentano una buona percentuale tra quelli lamentati dalle persone nelle sale d’aspetto dei propri medici curanti.

Ad esempio, soffrite di cefalea ricorrente, o di pruriti fastidiosi e imbarazzanti in pubblico, oppure di disturbi gastrici o intestinali che rendono il sedersi a tavola un momento poco piacevole, o di dolori muscolari che non vi danno pace o di profonda stanchezza e faticabilità? Se tutte le visite e gli esami clinici a cui vi siete sottoposti hanno dato esito negativo su possibili cause organiche ma voi state effettivamente male e non sapete più che fare, provate ad interpellare uno psicoterapeuta: forse il vostro disturbo potrebbe trovare, finalmente, una spiegazione e una possibile soluzione.

Qual è il meccanismo della somatizzazione?

La psicosomatica è quella branca della medicina che studia la relazione tra mente (psiche) e corpo (soma), e in particolare il modo in cui il nostro mondo interiore emozionale e affettivo produce effetti negativi sul corpo (somatizzazioni). La sua base teorica è il considerare ogni persona come inscindibile unità psico-fisica, nella consapevolezza che corpo e mente sono strettamente legati tra loro.
I disturbi psicosomatici quindi si possono considerare malattie vere e proprie che comportano danni a livello organico e che sono causate o aggravate da fattori emozionali.
Ma in che modo avviene una somatizzazione, cioè quello che già il padre della psicoanalisi, Freud, definì “il misterioso salto dalla mente al corpo” ?Oggi si sa che tale “salto” è mediato, in situazioni di forte stress psichico, dal sistema nervoso autonomo in una complessa interazione con il sistema endocrino e con quello immunitario (tanto che si tende a studiare tali relazioni in una unica scienza, la psico-neuro-endocrino-immunologia). Le emozioni cosiddette “negative”, come ad esempio il risentimento, la rabbia, il rimpianto, la preoccupazione, il disagio, la paura, l’ansia, i pensieri troppo angosciosi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di emergenza persistente e attivazione continua, che alla lunga, se supera il tempo che quel singolo organismo può sopportare, può causare  danni agli organi più deboli che si esprimono appunto col sintomo psicosomatico.

Quali sono i più comuni disturbi psicosomatici?

Disturbi psicosomatici Modena o somatizzazioni possono manifestarsi generalmente a carico di:
  • Sistema muscolo-scheletrico: cefalea muscolo-tensiva, crampi muscolari, mialgia, artrite, dolori alla colonna vertebrale o ai muscoli. Le forme di cefalea sono uno dei più frequenti disturbi psicosomatici.
  • Apparato gastrointestinale: gastrite, disfagia, colon irritabile, colite spastica, retto-colite ulcerosa, ulcera peptica, nausea, vomito, stipsi, diarrea. Anche i disturbi gastrointestinali sono disturbi psicosomatici molto frequenti.
  • Apparato cardiocircolatorio: tachicardia, aritmie, ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, cefalea emicranica.
  • Apparato respiratorio: asma bronchiale (frequente soprattutto nei bambini), sindrome iperventilatoria, dispnea soggettiva.
  • Apparato urogenitale: enuresi, minzione frequente, dolori mestruali, anorgasmia, impotenza, eiaculazione precoce, dolori perineali.
  • Sistema cutaneo: psoriasi, acne, dermatite atopica, orticaria, prurito, sudorazione profusa, secchezza della cute o delle mucose, arrossamento da emozione
Sintomi psicosomatici e somatizzazioni sono comunissimi in quasi tutti i disturbi d’ansia e anche in varie forme di depressione (quadri clinici di per sé di solito piuttosto evidenti e che portano spesso a consultare correttamente uno psichiatra o uno psicologo), ma esistono dei disturbi psicosomatici veri e propri senza altri sintomi di natura psicologica, che rendono più difficile per il soggetto imputare il malessere fisico a un problema psicologico piuttosto che a un malfunzionamento organico, e quindi più difficile “capire” il disturbo e curarlo adeguatamente. Queste persone tipicamente si rivolgono a vari specialisti, spesso consultandone più di uno dello stesso ramo e accumulando esami su esami, e arrivano (se arrivano!) dallo psichiatra o dallo psicologo solo alla fine di una estenuante e frustrante collezione di visite, esami e accertamenti medici negativi. Spesso è proprio un bravo dermatologo o urologo o cardiologo o lo stesso medico di famiglia, presa visione della documentazione clinica finora prodotta, a consigliare la strada dello specialista in psicoterapia.

Qual è il significato di un disturbo psicosomatico?

I disturbi psicosomatici spesso vengono spiegati come un meccanismo di difesa da emozioni dolorose e intollerabili che si attua con una espressione diretta del disagio psicologico attraverso il corpo o come un involucro di significati di temi affettivi ed emotivi che la persona sta vivendo e non può riportare ad un livello più consapevole. L’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per potere essere sentite, accettate e vissute, trovano una via di scarico immediata nel corpo incanalandosi un uno o più sintomi, essendo scarse le capacità della persona di “mentalizzare” il disagio psicologico, cioè riconoscere esplicitamente i conflitti interiori e verbalizzare le tensioni emozionali. In questo senso la psicoterapia è un valido strumento.
Ad esempio, le cefalee possono segnalare il bisogno di allentare l’eccessivo controllo razionale, di dovere lasciare più spazio alla intuizione. Di solito, infatti, chi soffre di mal di testa ha una mente lucida e razionale (fin troppo), che deve tenere sempre tutto sotto controllo senza cedere e lasciarsi mai andare.
Altro esempio, le eruzioni cutanee (la pelle rappresenta simbolicamente il confine tra sé e gli altri) possono rivelare che non si hanno ben chiari i propri confini e che per difendersi si cerca, metaforicamente, di tenere lontani gli altri. Ma possono anche indicare che, pur non potendo permetterselo, si vorrebbe che gli altri stessero più vicini. In ogni caso questi sono solo esempi e non soluzioni, nel senso che è necessario analizzare per ogni persona il significato che questo sintomo può avere.
Ancora, l’iperidrosi, cioè la sudorazione eccessiva delle parti del corpo più ricche di ghiandole sudoripare (mani, piedi, ascelle), affligge prevalentemente le persone timide, emotive, ansiose, schive e solitarie e che hanno difficoltà ad instaurare rapporti interpersonali.
Quando invece si soffre spesso di gastriti, bruciori di stomaco o altridisturbi digestivi, spesso l’atteggiamento tipico è quello di “mandare giù” con troppa frequenza le offese della vita covando però nel contempo rabbie e risentimenti profondi, e costringendo così lo stomaco ad una lenta e complessa “digestione “ della rabbia.
E così tanti altri…

Disturbi psicosomatici e sistema familiare

Vari studi hanno evidenziato come certi tipi di dinamiche familiari siano strettamente correlate allo sviluppo e al mantenimento di disturbi psicosomatici o somatizzazioni in uno dei suoi membri, e come i sintomi di quest’ultimo a loro volta giochino un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio familiare. In particolare, le famiglie con pazienti psicosomatici sono caratterizzate dall’impossibilità di esplicitare e dare voce al conflitto e alla tensione emozionale che dal conflitto deriva. L’impossibilità di esprimere le proprie emozioni non è quindi una caratteristica di personalità dell’individuo, ma una qualità del sistema-famiglia a cui appartiene e a cui è costretto a conformarsi. I vissuti emozionali non possono essere verbalizzati (e quindi il disagio si manifesta nel sintomo psicosomatico) in conseguenza del fatto che le emozioni vengono accuratamente filtrate in modo da evitare conflittualità e da mantenere una pseudoarmonia del sistema familiare. Il linguaggio “scelto” inconsapevolmente dal paziente per esprimere il disagio, il disturbo corporeo, è quindi il linguaggio della sua famiglia.

Qual è la cura di disturbi psicosomatici e somatizzazioni?

Anche se non è immediatamente evidente a chi ne soffre, va ricordato che i disturbi psicosomatici o somatizzazioni hanno anche un risvolto positivo: il sintomo può infatti essere letto anche come un importante segnale per attirare l’attenzione su un problema del quale, diversamente, non ci si prenderebbe cura. Se si soffre di questi particolari disturbi bisognerebbe quindi fermarsi, chiedersi cosa non va nella propria vita e cambiare rotta.Anche se per attuare ciò spesso non basta una buona propensione all’autoanalisi, ma è necessario l’aiuto di un esperto che aiuti a “leggere” questo particolare linguaggio in un percorso di psicoterapia. A maggior ragione perché di solito chi soffre di disturbi psicosomatici Modena non è spontaneamente portato all’autoanalisi e all’introspezione ma a un pensiero più “concreto”.
L’aiuto della psicoterapia dei disturbi psicosomatici e somatizzazioni si basa quindi soprattutto sul rendere il paziente sempre più consapevole del proprio stato emozionale, sulla stimolazione delle emozioni positive (anche intervenendo su modifiche dello stile di vita) e sull’apprendimento del controllo volontario e cosciente di quelle negative e delle funzioni biologiche alterate.
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Storie di non-amore: la dinamica dipendente-narcisista



Le relazioni che nascono nell’incontro con un partner con tratti narcisistici di personalità sembrano essere all’inizio delle grandi storie d’amore. In tal senso è bene riconoscere che le persone con tratti narcisistici sono capaci di grandi slanci affettivi iniziali (accoglienza, regali, gentilezze…) che spesso fanno pensare alla vittima di aver trovato finalmente la persona giusta, spesso dopo tanto tempo.
Il discorso è moltissimo articolato, nel senso che il narcisista è tendenzialmente una persona di intuito e comprende benissimo dove può inserirsi per poter prendere dalla sua vittima. Molte storie con questa tipologia di partner hanno una matrice comune, ovvero il racconto di una comprensione mai vissuta sino a quel momento, e la sensazione di forte connessione. In tal senso le persone con tratti narcisistici di personalità sono molto capaci adintercettare il bisogno d’amore e di riconoscimento della loro vittima prescelta. 
Tendenzialmente fanno diverse cose per mostrare sempre una buona immagine di sé e farsi volere bene, dai partner, dai loro amici e parenti. Sono presenti e disponibili e non di rado raccontano di un futuro radioso che attenderà la coppia. In tal senso si assicurano l’accoglienza e lo strutturarsi di una dinamica di fiducia da partner del/della partner vittima. Gli aspetti legati alla psicopatologia non sono evidenti nella loro dimensione distruttiva. In questa fase si è impegnati tendenzialmente nella seduzione, un’azione molto delicata su cui il narcisista sa muoversi molto bene e in maniera ripetitiva ripercorre in tutte le relazioni. Inizialmente è difficile poterli riconoscere, perché il dubbio è certamente un elemento molto importante.
Con le adeguate differenze tra una storia e l’altra, molto presto la vittima inizia a credere che quella persona, il/la narcisista, sia l’unica persona che la sta veramente amando, e spesso nell’incredulità si fa molta fatica a mettere in discussione tutto quello che succede, e iniziare ad osservare le già iniziali piccole mancanze. Tendenzialmente anche quando il/la narcisista inizia a mostrare qualche crepa nella sua personalità è molto frequente che questa venga giustificata, venga protetta, seguendo spesso una logica che continua ad inseguire quella totale fusione e perfezione che si è già sperimentata. 
Molto spesso le vittime presentano un passato relazionale molto difficoltoso, spesso hanno avuto uno o entrambi i genitori con disturbo narcisistico di personalità. Nelle loro storie affettive spesso di osservano l’instabilità,tradimenti e partner inaffidabili. A tal ragione l’incontro con il/la narcisista spesso apre uno scenario quasi oniroide, ovvero, quello secondo il quale si ritiene di aver trovato finalmente quello che si è sempre desiderato. Il/la narcisista inizialmente mette sul piedistallo la propria vittima, la fa sentire unica, completamente unita a sé, due anime fuse in una, avvolti in un clima di totale familiarità. 
In questo modo il/la narcisista inizia a penetrare lentamente nel sistema mente della vittima per appropriarsene. A tal riguardo si instaura nella coppia narcisista-dipendente un clima di totale disponibilità nei confronti del narcisista, in quanto è visto come quello/a che è in grado di comprendere ed esaudire ogni bisogno e desiderio.
L’esclusività che pervade la relazione produce un graduale isolamento nella vita della vittima, impercettibile all’esordio della frequentazione e poi sempre più marcato. Le sue attenzioni sempre più decise assumono il significato di amore autentico per la vittima e il narcisista inizia ad esprimere il suo disappunto, ogni qual volta la sua vittima dedica parte del suo tempo a sé o non asseconda i suoi bisogni. E’ spesso il senso di colpa che si insinua in modo inconsapevole nella vittima e cresce sempre più, poiché spesso teme che ogni qual volta non si dedica a lui/lei, questi si arrabbierà e potrà abbandonarla. L’effetto di questa dinamica si esprime spesso attraverso una decrescente attenzione al mondo esterno e una crescente dedizione al/alla narcisista. Nella vittima si innesca unprocesso di idealizzazione che porta a condividere ogni aspetto della vita con il proprio carnefice il quale  vuole conoscerne sempre più particolari con l’obiettivo di ferire e manipolare in futuro la propria vittima. Le prime crepe iniziano ad aprirsi nella relazione quando la figura dell’uomo o della donna perfetta vacilla poiché le richieste di attenzione aumentano sempre piu’ e costringono la vittima a dedicarsi esclusivamente al proprio carnefice. Tale dedizione spesso non e’ sostenibile poiché ogni individuo ha bisogno di ritagliarsi spazi vitali dove coltivare la propria persona, ma sopratutto dove possa incontrare una reciprocità relazionale. Ed e’ proprio quando la vittima inizia ad accusare i primi sintomi di insofferenza che il/ la narcisista sferra il suo primo attacco, accusando la vittima di mancanze, di presunzione, o di chiedere troppo. Il partner narciso inizia ad apparire come una persona centrata esclusivamente su di se’, poco affidabile e vendicativa ma nonostante tutto questo la vittima tende a giustificarlo/a perché é profondamente connessa al narcisista. Spesso si alternano momenti di accuse e duri litigi a grandi riappacificazioni, il narcisista spesso cerca la pietà e la comprensione da parte della vittima, facendo leva su storie strappalacrime che hanno costellato la sua esistenza, dove lui/lei non si assume mai la responsabilità delle sue scelte, attribuendo la causa del proprio malessere ad altri. Quelli che invece controllano la vittima sulla rabbia, tendono invece a punirle con il silenzio. Il circolo vizioso che in cui la vittima si avvita e’ costituito dal fatto che il narcisista tenderà a manifestare una crescente insoddisfazione verso la relazione e accuserà la vittima di poca attenzione e di mancanze, chiedendole maggiori attenzioni e colpevolizzandola sempre più per le sue richieste.
La vittima, pur di mantenere l’idea di aver trovato un uomo/donna unico/a ed ideale tende ad assecondare  ogni richiesta,perdendo spazio ed autonomia e consentendo al narcisista di insinuarsi sempre più nella sua vita. Il paradosso di questa relazione e’ che la vittima, pur dipendendo affettivamente, ha maggiore stabilita’ e una struttura di personalità più solida di quella del narcisista che e’ un vero esperto nello scegliere persone che hanno “molto da offrire” e da cui poter prendere, arrivando a sentirsi legittimato ad impossessarsi della vita del proprio partner. La vittima si occupa in ogni modo del narcisista nonostante venga maltrattato/a sempre più e il perimetro della propria vita tenda a ridursi visibilmente. Il partner tende a  farsi carico della vita del suo carnefice fino ad impoverirsi della propria esistenza, crede ad ogni richiesta e cerca di esaudire ogni suo desiderio pur di non perdere definitivamente il ricordo di quella persona che all’inizio della relazione  immagina lo abbia tanto amato.  Nei rari momenti in cui la vittima ascolta la propria ragione e scopre i giochi manipolativi del narcisista, questi sferra i suoi attacchi sotto forma di senso di colpa e di critica distruttiva, mirati a svalutarla e svilirla. Alla base di questo meccanismo vi e’ un forte senso di inferiorità, di inadeguatezza e di disprezzo che viene proiettato sulla vittima, accusata di averlo/la fatto/a soffrire. Alla base di ogni accusa vi e’ il principio secondo cui la causa di ogni problema e’ sempre attribuita ad altri.
A lungo andare la relazione con un narcisista determina nella vittima una condizione di rabbia, gelosia irrazionale ed immotivata, un atteggiamento paranoico ed insicuro. La condizione di non sapere mai se credere alle parole del partner innesca una situazione di totale sfiducia nelle persone e anche in se’ stessa. La paura che la relazione finisca pervade ogni giorno, poiché il narcisista arriva a minacciare di abbandonare il partner se non si sente amato e ricambiato come immagina di fare lui/lei. Il carnefice fa leva sulla paura di abbandono della vittima e sul timore della solitudine, riattiva antichi schemi relazionali disadattivi di cui la vittima non e’ a conoscenza ma che ancora la guidano nella scelta del partner. L’incontro con il narcisista crea un paradosso esistenziale poiché da un lato vi e’ la tossica illusione di aver trovato finalmente una persona disposta ad amare ma  allo stesso tempo e’ presente la paura dell’abbandono.
Apr
09
Filed under (PsicologiaSessuologia ClinicaSocietà) by Antonio Dessì on 09-04-2016
Il tradimento in una coppia è un evento molto doloroso, e spesso l’epilogo drammatico di una sofferenza. Ma cosa è tradimento? C’è da dire che spesso la versione delle storie delle coppie non sono così romantiche, e chi tradisce non necessariamente soffre.Anzi, ci sono uomini e donne che tradiscono senza soffrire per niente e senza pensare al dolore che infliggono nell’altro/a. Però spesso mi chiedo perché per chi soffre spesso è più dolorosa la presenza dell’altro/a, l’amante, e non invece tutti quei tradimenti quotidiani perpetrati con crudeltà, come spesso ascolto nelle storie di tante coppie. Si, proprio quelli che spesso si accettano passivamente, giustificando, stringendo i denti nella speranza tutto cambi. Quei sacrifici dove ogni sforzo è invano. Quello strano altruismo che porta le storie alla distruzione senza fermarsi un attimo prima.
La mancanza di rispetto. Ignorare l’affetto e i gesti. Non voler fare niente per l’altro. Le assenze e l’essere lasciati/e soli/e. L’algida indifferenza. L’avidità. Il controllo psicologico sull’altro attraverso il silenzio, il minimizzare, il negare, l’allontanare. Il liberarsi di discorsi troppo impegnativi ed essere accusati di sollevare sempre questioni pesanti. Questo molto spesso sento in tante storie di coppie. E non basta come elenco.
Forse questi aspetti non sono tradimento? Cambierebbe qualcosa nel vissuto emotivo se comparisse un/una amante? O vi farebbe un grande favore a prendersi qualcuno che non vi ama?
A volte la triste realtà è che cambiano le forme, ma non i contenuti, e anche l’amante prima o poi non verrà risparmiato/a dallo stesso epilogo. Cambiano solo i tempi.
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Paura di soffrire in amore



Molte persone, in seguito ad una storia andata male, si ripetono che non vogliono più essere ferite perché hanno interiorizzato che l’amore può fare molto male, e per questo motivo indossano una corazza, caratteriale, sul corpo. In questo l’essere umano è inscindibile nella sua unità psico-somatica. Ripensare al passato può evitare di ricommettere gli stessi errori, ma esiste anche la possibilità di andare oltre, comprendere e credere nella possibilità di poter vivere storie differenti anche se ciò significa esporsi a delusioni e dolori. Nessuno ha garanzia che siano migliori, perché provarci significa spesso accettare di rimettersi in gioco e accettare l’incognita della conoscenza dell’altro/a. Si può imparare ad amare sempre meglio, in primis a riconoscere e amare se stessi nei propri desideri, ed essere consapevoli di ciò di cui si ha bisogno per poter strutturare, al di là dell’innamoramento, un legame di attaccamento. Le ferite sono una possibilità di crescita, anche se inizialmente si può pensare diversamente, o ancora di più, e in questo comprensibilmente, mandare a quel paese chi afferma con forza tale possibilità. Fatelo con tranquillità. Di ogni ferita è importante che si accolga la propria responsabilità e un’opportunità di lavoro su stessi per comprendere il senso di quella storia che ha fatto soffrire, le aree scoperte di sé che ha toccato e perturbato. Questo è ciò che posso raccontarvi sulla base della mia esperienza professionale, e anche personale, da essere umano come voi.
Antonio Dessì
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