Esiste una psicoterapia "giusta"?



Il processo di cambiamento in psicoterapiaCiò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

In tanti anni ormai di lavoro spesso mi sono interrogato su come valutare una psicoterapia, un processo di cambiamento. Al di la delle valutazioni anche attraverso test, a volte per poter fare ricerca, mi sono sempre più piacevolmente interrogato sulla dimensione esistenziale di un processo così complesso come quello di una psicoterapia. A volte un fortissimo retaggio culturale ci fa pensare che le psicoterapie efficaci siano quelle che durano anni, che seduta dopo seduta creano sempre più dolore e di conseguenza lavoro. Le ferite sono ferite per tutti, e tutti soffrono se vengono aperte. Alle persone basta aver dovuto chiamare uno psicologo per capirlo e non certo sentire dolore perché si viene toccati. E' già la vita che lei stessa apre le ferite alle persone ed apre alla dimensione della sofferenza, nelle relazioni, nelle vicende giornaliere. Sulle ferite si costruisce il senso delle storie personali, e della propria identità.Mi sono così interrogato invece come costruire un "pronto soccorso psicoterapeutico", per arginare il dolore iniziale, tamponare ferite, e a volte usare anestesia, e solo dopo consentire un lavoro. Non l'ho trovato scritto sui libri. E' lavorando con tantissime persone e stando a contatto con il dolore psichico che sono arrivato a queste osservazioni.
Una psicoterapia efficace non si definisce sulla base del tempo cronologico, ma di quello interiore, né tantomeno sul numero di sedute, ma sulla loro percezione. Ho visto persone cambiare già in un primo ciclo di incontri cronologici, ma probabilmente saturava il tempo interiore necessario per mobilitare risorse interiori. 
Un'altra credenza è che la "vera" psicoterapia è quella che ti fa rivivere il trauma, perché solo risalendo al trauma si può superare. E' una strada.
Le psicoterapie moderne sono orientate al presente, ed è proprio in questa dimensione esistenziale che la persona porta le sue risorse, il suo tempo, la possibilità di un cambiamento concreto. Non c'è così tanto tempo da dedicare a filosofie, ma una vita da vivere il prima possibile. E' da psicoterapeuta ne sono sempre più consapevole.
Agli psicoterapeuti è richiesta sempre più flessibilità e capacità di integrazione tra i vari modelli di psicoterapia. Lo strumento è più "chirurgico" se è ben integrato. Risulterebbe improduttivo sposare un unico modello, perché per ogni persona è importante saper confezionare un abito, a lei adatto, ma sopratutto che funzioni, e non che sia bello perché aderente alla pagina x di un trattato.
La psicoterapia ha funzionato non tanto quando è durata tante sedute, dando la parvenza di essere perfetta, ma quando la persona ha nuovamente ripreso a scegliere, decidere, vivere e riconosce il cambiamento. In questo lo psicoterapeuta è sempre importante nell'accompagnare la persona.
E quando una psicoterapia è basata su un rapporto professionale autentico, sa produrre anche un distacco altrettanto autentico, di speranza, di un'esperienza promotrice e propulsore di cambiamenti, anche quando le sedute saranno finite.

Antonio Dessì
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Burattinai senza scrupoli e burattini che non si amano: la manipolazione affettiva



Ci sono relazioni che sono davvero incapaci di produrre amore. La trama di relazioni così altamente disfunzionali, spesso di sfumatura narcisistica o su terreni affettivi a rischio di frana, si muove in maniera subdola, a volte con le lusinghe, con i rituali e tanti altri modi di manipolare. A volte appare come semplice abitudine a chi, "drogato" dalla relazione, ripercorre i suoi drammi esistenziali. Occorre forza e tecnica per rompere lo schema psicologico sottostante perché la relazione alimenta un circolo vizioso autoperpretante che si muove in maniera più attivante attraverso i vissuti affettivi della rabbia, e la disperazione per la perdita (con sintomatologia distimica, bipolare o di labilità affettiva -facilità al pianto). Oggetto di intervento in psicoterapia, in questi casi.
La rabbia/disperazione diviene un guinzaglio relazionale, anche laddove la persona che ti ha manipolato ti sembra esser sparita. In realtà attende serena il tuo ritorno, ti può pungere sul senso di colpa, ora il complimento spassionato o una "rabbiosa" pacatezza e apertura di "plastica", ora il silenzio sacrale. Ma non dimenticare che il gioco al massacro è stato fatto a due, ed è di te ora che devi occuparti.
In psicoterapia questi disagi relazionali richiedono tempo, cura, tecnica e una buona alleanza terapeutica per essere risolti.
La comprensione della rabbia, dei significati che veicola, ma anche della ferita aperta dove il manipolatore o manipolatrice si è, inconsapevolmente, inserito/a (ripetendo un copione spesso trionfante e grandioso della sua storia, ma anche del suo dramma e psicopatologia connessa), restituisce amore.
La capacità di scegliere, e di amare liberamente senza guinzaglio, laddove questo è l'unico strumento che ha l'incapace d'amore, e per te l'unico modo per sentirti ancora non essere amato/a perdendo così la tua attitudine ad essere felice, o non consentendoti mai di conoscerla.

Grazie a tutti coloro che ogni giorno mi raccontano e mi mostrano un mondo relazionale di torture, di manipolazione, e di sofferenza.C'è moltissimo lavoro da fare, tanto. Un materiale preziosissimo che mi stimola a crescere, studiare ed essere sempre più efficace in tempi brevi per chi mi chiede aiuto.

Antonio Dessi
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